Alicja Kwade, l’archeologia del futuro al Foro di Traiano

FOROF inaugura la sua quinta stagione con una monumentale installazione site-specific dell’artista berlinese, a cura di Valentino Catricalà

Per la sua quinta stagione, FOROF, lo spazio fondato da Giovanna Caruso Fendi nel cuore del Foro di Traiano, presenta Infrasupra, un nuovo progetto di Alicja Kwade. Tra i vincitori del Premio Roma 2025/2026, l’artista è attualmente residente dell‘Accademia Tedesca Roma Villa Massimo ed è conosciuta a livello internazionale per le sue sculture, installazioni pubbliche, fotografie, opere su carta e visuali che “smantellano i confini della percezione”. Curata da Valentino Catricalà, la mostra inaugura il 28 ottobre 2025 e sarà visitabile fino al 29 luglio 2026 negli ambienti sotterranei e archeologici di Palazzo Roccagiovine, creando un percorso che unisce dimensioni temporali e spaziali.

Kwade trasforma FOROF in un’esperienza immersiva dove passato e presente si incontrano. Le opere dialogano con i resti marmorei della Basilica Ulpia, evocando un tempo sospeso tra stratificazioni storiche e visioni future. Tra le installazioni spiccano Uranus e Jupiter, due sculture-seduta che accolgono i visitatori, la scultura in bronzo Ghost (2025), una scansione 3D ironica dell’artista come fantasma, e la monumentale Sfera, collocata nell’area archeologica dove incontra The Heavy Light (2021).

Il percorso è amplificato da un intervento sui pavimenti: un feltro nero opaco che, alternandosi alle lastre marmoree originali, genera un effetto di sospensione visiva e percettiva. “Il mio lavoro nasce dal desiderio di osservare il mondo da prospettive differenti”, spiega Kwade, “e in un luogo come FOROF questo dialogo diventa ancora più vivo”.

Valentino Catricalà, «un portale concettuale sul tempo»

Le parole di Valentino Catricalà delineano l’asse concettuale del progetto: Infrasupra si configura come «un portale concettuale sul tempo», capace di fondere tre diversi livelli temporali – quello archeologico, legato al sito di FOROF; quello geologico, insito nella materia e nella poetica di Kwade; e quello umano, rappresentato dallo sguardo dello spettatore. Catricalà osserva come le opere dell’artista non si limitino a dialogare con il contesto, ma lo riattivino: «Le sue sculture e installazioni giocano con la simmetria, la copia e la rifrazione», afferma, «creando un’esperienza in cui la percezione dello spettatore è inevitabilmente filtrata dalla consapevolezza di trovarsi infra/supra una storia».

In questa posizione di sospensione, tra ciò che è stato e ciò che potrebbe essere, l’arte di Kwade diventa una lente che deforma e ridefinisce la realtà. Gli oggetti si mostrano come reliquie di un futuro parallelo, e le rovine si trasformano in materia viva, aperta al divenire. Il curatore sottolinea anche come il progetto affronti in modo poetico e rigoroso una riflessione sul tempo come costruzione mentale e fisica, centrale nella ricerca contemporanea: “In un contesto carico di memoria come FOROF, il lavoro di Kwade riesce a far emergere la dimensione invisibile del tempo, il suo scorrere silenzioso tra le cose e i materiali”.