Ravenna si veste di mosaico con la Biennale che celebra l’arte del frammento

Nella IX edizione della Biennale di Mosaico Contemporaneao, la città ravennate si rinnova con oltre 30 mostre diffuse, installazioni e performance

La IX Biennale di Mosaico Contemporaneo trasforma Ravenna in un laboratorio diffuso d’arte e sperimentazione con inaugurazioni che fino al 6 dicembre coinvolgono musei, spazi pubblici e luoghi simbolici della città. Tra gli appuntamenti di punta, Chagall in mosaico al MAR, le installazioni di Nicola Montalbini e del Gruppo Mosaicisti. A Palazzo Rasponi dalle Teste trovano spazio le opere di Shahzia Sikander e Omar Mismar, due voci della scena internazionale che affrontano con linguaggi differenti i temi dell’identità, della memoria e del dialogo interculturale. Nei chiostri francescani, la ricerca sul mosaico si apre al contemporaneo con In tessere di luce, collettiva dedicata ai giovani artisti delle Accademie e delle scuole di mosaico, che dialogano con gli spazi storici del centro.

Il programma della Biennale, curato dal Comune di Ravenna con la direzione artistica del MAR, si distingue per l’apertura internazionale e la pluralità dei linguaggi. “Il mosaico – sottolineano gli organizzatori – è una forma d’arte che appartiene profondamente alla città, ma continua a rigenerarsi nel confronto con il presente.” Con oltre trenta mostre, conferenze e laboratori aperti al pubblico, la Biennale conferma Ravenna come capitale mondiale del mosaico contemporaneo. L’intreccio tra storia, innovazione e artigianato dà vita a un racconto collettivo che attraversa la città e ne riafferma l’identità culturale.

Così, in un panorama artistico sempre più dominato dalla transitorietà digitale, la Biennale di Mosaico Contemporaneo di Ravenna riafferma il valore del tempo e della materia. Ogni tessera, ogni frammento, diventa metafora di un mondo che ricompone il proprio senso attraverso la lentezza del fare. In questo ritorno alla manualità e alla luce, la città si offre come laboratorio di futuro: luogo in cui l’antico mestiere del mosaicista si rinnova in linguaggio universale, capace di connettere culture e generazioni. Ravenna, ancora una volta, dimostra che la tradizione non è un’eredità immobile, ma un punto di partenza per un’arte che continua a risplendere, tessera dopo tessera, nel tempo contemporaneo.