Un Basquiat mai andato all’asta guida l’asta newyorkese di Sotheby’s

L’opera, stimata tra 35 e 45 milioni di dollari, sarà battuta nella nuova sede della maison al Breuer Building, luogo simbolico nella storia espositiva dell’artista

New York, novembre 2025. Il nome di Jean-Michel Basquiat torna a vibrare tra le sale d’asta di Manhattan, dove Sotheby’s mette in vendita Crowns (Peso Neto), un dipinto del 1981 che segna una delle fasi più incandescenti della carriera del pittore statunitense. L’opera, valutata tra i 35 e i 45 milioni di dollari, rappresenta non solo la stima più alta mai attribuita a un lavoro di quell’anno, ma anche un ritorno simbolico in un edificio che fa parte della sua mitologia: il Breuer Building, ex sede del Whitney Museum, dove nel 1992 si tenne la prima grande retrospettiva museale dedicata all’artista.

Mai passato in asta e conservato per oltre quattro decenni in una collezione privata, Crowns (Peso Neto) appartiene al periodo in cui Basquiat, appena ventunenne, stava varcando la soglia tra l’anonimato della strada e il sistema dell’arte ufficiale. Reduce dalle notti trascorse come writer sotto il nome di SAMO, nel seminterrato della galleria di Annina Nosei l’artista trovò il suo primo vero studio. Lì cominciò a costruire il suo linguaggio visivo, una grammatica febbrile fatta di parole, numeri, frammenti e soprattutto di simboli. Tra questi, la corona: icona personale, emblema di potere, di orgoglio e di riscatto.

Basquiat, la corona come eredità culturale

Nel dipinto, le corone si moltiplicano in una costellazione di segni che sfidano la nozione stessa di autorità. Ogni figura incoronata non celebra un sovrano, ma eleva i corpi e i volti neri a protagonisti di una storia da cui erano stati esclusi. Basquiat rovescia le gerarchie dell’arte occidentale, trasforma la simbologia del trionfo in un gesto di ribellione. Al centro, due teste — una bianca e una nera — si fronteggiano in un silenzio denso di tensione, come se la tela fosse il campo di battaglia su cui si misura la complessità delle identità contemporanee.

Il titolo, Peso Neto, scritto in spagnolo, richiama le etichette dei prodotti commerciali, ma anche un’idea di autenticità, di sottrazione dell’eccesso. Come se Basquiat volesse presentare la propria visione “al netto” delle eredità culturali che sente di dover superare. È un gesto di liberazione e di affermazione personale, ma anche un commento ironico e feroce sul valore – economico e simbolico – dell’arte stessa.

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