Londra si prepara ad accogliere la prima edizione del Brit Gala, evento di gala che si svolgerà il 18 ottobre 2025 all’interno del British Museum, nel pieno della Frieze Week. Sulla carta, l’evento si propone come un’occasione per raccogliere fondi a sostegno della programmazione museale, ma nei fatti rappresenta molto di più: un tentativo di ridefinire il ruolo delle istituzioni culturali nel XXI secolo, in un’epoca segnata dalla crisi economica, dalla spettacolarizzazione della cultura e da forti tensioni politiche e identitarie.
L’operazione è diretta da Nicholas Cullinan, direttore designato del museo, già alla guida della National Portrait Gallery. Il gala, che prende chiaramente ispirazione dal Met Gala newyorkese, nasce però con l’ambizione di elaborare una forma british di evento culturale mondano, capace di fondere glamour e impegno, passato e presente, tradizione e avanguardia.
La donazione richiesta di £20.000 per tavolo, ha obiettivi concreti: raccogliere fondi per mostre, prestiti internazionali, e in particolare per garantire progetti di alto profilo come il prestito dell’arazzo di Bayeux, previsto per il 2026. Tra gli artisti coinvolti come ospiti d’onore figurano Grayson Perry, Steve McQueen, Hew Locke ed Edmund de Waal, a testimonianza dell’intenzione di fondere il contemporaneo con l’archeologico, la critica con il patrimonio.

Brit Gala, il rosa simbolo di una strategia simbolica
Il tema scelto per il dress code di questa prima edizione è il rosa, e attenzione, non un rosa qualsiasi. Le indicazioni ufficiali parlano di una tonalità precisa: “non troppo cipria, non troppo vivace, tendente al viola”. Una sfumatura dunque carica di rimandi, che va ben oltre la superficie tessile. Questa scelta, apparentemente frivola o decorativa, è in realtà profondamente strategica. Il rosa diventa un dispositivo simbolico, una chiave di lettura estetica e culturale che intende legare l’evento mondano al contesto museale e storico che lo ospita. Il riferimento più immediato è alla mostra sull’antica India, in corso al museo durante l’evento: molti dei manufatti, miniature e tessuti esposti presentano proprio quella sfumatura di rosa porpora che evoca l’estetica dei regni Moghul e delle corti del subcontinente asiatico.




Ma il rosa, nella cultura britannica contemporanea, è anche un colore carico di ambiguità. Spesso relegato al femminile, o addirittura ridotto a simbolo di frivolezza pop, negli ultimi anni è stato riabilitato da artisti, stilisti e attivisti come colore della fluidità, del potere gentile, dell’ambiguità queer. È il colore di Grayson Perry nei suoi abiti da cerimonia, ma anche del “Millennial Pink” che ha dominato il design post-2010. Usarlo come tema ufficiale di un gala ospitato da una delle istituzioni più conservatrici d’Europa è, a suo modo, un gesto politico. Non è l’oro del potere coloniale, né il nero dell’austerità accademica. È un colore mediano, ibrido, e per questo potenzialmente efficace come simbolo di una nuova fase del British Museum: un’istituzione in cerca di equilibrio tra l’eredità imperiale e l’apertura a nuove narrazioni.







