Dal 15 al 19 ottobre 2025 Regent’s Park torna a essere il cuore pulsante dell’arte mondiale. Con la Frieze Week, Londra si conferma ancora una volta città-mondo, capace di tenere insieme linguaggi diversi, storie parallele e un sistema espositivo sempre più inclusivo e policentrico. La doppia anima di Frieze London e Frieze Masters — contemporaneità e memoria, sguardo in avanti e riflessione retrospettiva — si manifesta quest’anno con una rinnovata energia curatoriale e una sensibilità diffusa verso le trasformazioni culturali globali.
Frieze London: le nuove voci e l’energia del presente
Con oltre 160 gallerie da più di 40 Paesi, di cui 58 londinesi, Frieze London 2025 conferma il suo ruolo di piattaforma dinamica per il presente dell’arte. Il nuovo layout firmato dallo studio A Studio Between accompagna il visitatore in un percorso esperienziale che mette in primo piano le sezioni curate, veri poli concettuali della fiera. Artist-to-Artist, alla sua terza edizione, invita figure come Camille Henrot, Nicole Eisenman, Chris Ofili e Amy Sherald a selezionare giovani artisti per mostre personali: un dispositivo di trasmissione e di fiducia che pone l’artista al centro della mediazione critica.


Accanto a questa, Echoes in the Present — a cura del Dr. Jareh Das — riflette sulle connessioni tra diaspora africana e brasiliana attraverso le opere di Aline Motta, Alberto Pitta e Sandra Poulson, esplorando le geografie della memoria e il rapporto tra corpo e identità. L’intreccio tra architettura, materia e storia diventa così strumento di narrazione collettiva. A queste sezioni si aggiunge Focus, che torna con una curatela condivisa dedicata alle gallerie fondate negli ultimi dodici anni: oltre venti le nuove partecipazioni, tra cui Jahmek Contemporary Art, The Pit e a. Squire, segnali di un mercato giovane ma sempre più consapevole del proprio ruolo politico e culturale.
Lo spazio Editions, invece, riafferma la volontà di Frieze di costruire ponti tra artisti e nuovi collezionisti, presentando opere in tiratura limitata da gallerie come Cristea Roberts Gallery e STPI. L’intera fiera si muove così tra intimità e globalità, costruendo un tessuto di relazioni che rispecchia le tensioni del presente: l’identità, la circolazione delle immagini, il ruolo dell’artista come interprete di realtà in mutamento.
Frieze Masters: come ripensare la storia dell’arte
Parallelamente, Frieze Masters 2025 — che accoglie quest’anno la direzione di Emanuela Tarizzo — ripensa la storia dell’arte attraverso un prisma contemporaneo. Le sue oltre 120 gallerie da 26 Paesi propongono un dialogo non cronologico, ma concettuale, tra epoche e sensibilità. Tre le sezioni curate: Studio, affidata a Sheena Wagstaff, esplora lo studio d’artista come spazio di concentrazione e invenzione, attraverso lavori di Anju Dodiya, Samia Halaby e R.H. Quaytman, in cui la pratica si fa autobiografia.


Spotlight, curata da Valerie Cassel Oliver, riporta in primo piano voci e storie rimaste ai margini del canone — da Mona Saudi a Prince Twins Seven-Seven, fino a Cildo Meireles — restituendo alla storia dell’arte una trama più ampia e corale. A completare il percorso, la nuova sezione Reflections, ideata da Abby Bangser, che si ispira alle collezioni del Sir John Soane’s Museum e di Kettle’s Yard, offrendo un itinerario di dialoghi tra oggetti, media e contesti. Frieze Masters non è dunque una fiera di “antico”, ma un campo di riflessione sul tempo dell’arte: sulla sua capacità di rinnovarsi, di contaminarsi, di riscrivere continuamente le proprie genealogie.
Una città in movimento: Frieze Sculpture e i progetti diffusi
Come ogni anno, la Frieze Week estende il suo respiro ben oltre le tende di Regent’s Park. Frieze Sculpture, curata da Fatoş Üstek e visitabile fino al 2 novembre, trasforma i giardini inglesi in un museo a cielo aperto, con opere che intrecciano natura e urbanità. Deutsche Bank, partner storico della fiera, presenta una mostra dedicata a Noémie Goudal, mentre Bloomberg Connects offre una mappa digitale e contenuti multimediali per approfondire le opere e gli artisti.
Le altre fiere della Frieze Week
Parallelamente, la capitale si anima con un fitto calendario di eventi satellite. The Other Art Fair (Truman Brewery, 9–12 ottobre) rinnova il suo format aperto e accessibile, con oltre 175 artisti, performance e DJ set; PAD London (Berkeley Square, 14–19 ottobre) consolida il suo ruolo nel collezionismo di design; Echo Soho debutta alla Artists House di Manette Street come piattaforma interamente diretta da galleriste donne.


Chiudono la settimana Minor Attractions all’hotel The Mandrake, che raddoppia gli spazi e si conferma punto d’incontro tra arte e vita notturna; 1-54 Contemporary African Art Fair alla Somerset House, con oltre 50 espositori dedicati all’arte africana e diasporica; Parallax Art Fair (Chelsea Town Hall, 18–19 ottobre) e Focus Art Fair (Saatchi Gallery, 16–19 ottobre), che guardano rispettivamente all’indipendenza creativa e ai confini tra arte fisica e digitale. Un ecosistema in cui Londra non si limita a ospitare l’arte, ma la reinventa, affermandosi come capitale del pensiero visivo globale.


