La notizia segna la chiusura di un capitolo importante: Pace Gallery, tra i protagonisti del sistema galleristico globale, ha annunciato che non rinnoverà il contratto di locazione per lo spazio di H Queen’s, l’iconico edificio nel cuore di Hong Kong progettato da William Lim come hub per l’arte contemporanea internazionale. La galleria, che aveva inaugurato la sede nel 2018 con l’obiettivo di consolidare la centralità della città nel collezionismo asiatico, chiuderà definitivamente a ottobre 2025, al termine della mostra di Alejandro Piñeiro Bello. Pace manterrà comunque uffici operativi a Hong Kong e a Pechino, ma senza più una galleria aperta al pubblico: una scelta che, oltre a segnare la fine di una presenza fisica importante, restituisce l’immagine di un mercato in fase di ridefinizione.

Dal Pedder Building al tramonto di H Queen’s
Il percorso di Pace nella città era cominciato nel 2014, con un primo spazio nel Pedder Building, storico epicentro del commercio e dell’arte asiatica. Quattro anni dopo, la galleria aveva seguito il flusso di internazionalizzazione trasferendosi a H Queen’s, accanto a giganti come David Zwirner e Hauser & Wirth, simboli di un periodo in cui Hong Kong rappresentava la porta d’accesso privilegiata per i collezionisti cinesi e per il mercato regionale.
Oggi però quella centralità appare in declino. Pesano la contrazione delle vendite, la volatilità dei flussi dalla Cina continentale, l’aumento dei costi di gestione e le tensioni geopolitiche che hanno frenato la fiducia degli operatori internazionali. Il sogno di una “capitale asiatica del mercato” sembra incrinarsi, mentre cresce l’interesse per nuovi poli, da Seoul a Singapore, che offrono modelli più agili e condizioni economiche meno rigide.


La chiusura di Pace in un quadro più ampio
La chiusura della sede di Hong Kong si inserisce in un quadro più ampio di trasformazione. Il modello di espansione planetaria, che aveva dominato gli anni Duemila e Dieci, mostra ora i suoi limiti: costi elevati, pubblico volatile, necessità di strategie più flessibili. Molte gallerie internazionali stanno ripensando il concetto stesso di “presenza globale”. La scelta di Pace arriva infatti dopo quella di CLEARING, che ha annunciato la chiusura simultanea degli spazi di New York e Los Angeles, definendo ormai insostenibile il modello tradizionale basato su una rete stabile di sedi; o di LA Louver, storica realtà californiana fondata negli anni Settanta, che ha scelto di abbandonare il suo spazio di Venice Beach per orientarsi verso mostre itineranti e viewing privati. Insomma, una notizia che si inserisce in un nuovo trend galleristico globale.


