OpenAI ha lanciato la sua prima campagna globale per ChatGPT con tre mini-film ambientati nella vita quotidiana: un viaggio, un allenamento, una cena. Nulla di spettacolare nelle situazioni proposte, eppure la campagna ha catturato l’attenzione per un dettaglio inaspettato: i corti non sono stati realizzati con un motore AI, ma girati interamente in pellicola 35mm.
La decisione ha sorpreso soprattutto perché arriva pochi giorni dopo l’annuncio di Sora 2, il nuovo sistema di video generativi presentato come una svolta. Molti utenti si aspettavano di vedere la tecnologia in azione, e invece OpenAI ha scelto un linguaggio visivo che appartiene al cinema del passato.
Gli autori della campagna lo hanno spiegato chiaramente. «Volevamo che lo spettatore avesse la sensazione di trovarsi davanti alla scena finale di un film» hanno raccontato Laurie Howell e Toby Treyer-Evans, fondatori dell’agenzia Isle of Any. L’idea non era dimostrare la potenza di un software, ma trasformare piccoli gesti in immagini dal respiro narrativo. Michael Tabtabai, vicepresidente creativo di OpenAI, ha aggiunto: «Era fondamentale mostrare cosa ChatGPT può fare nella vita di tutti i giorni, con un approccio collaborativo e creativo».
A ben vedere, la scelta della pellicola sposta il discorso dal piano tecnico a quello culturale. Invece di ridurre la campagna a una vetrina di algoritmi, OpenAI ha preferito un’estetica riconoscibile, capace di dare autorevolezza e intimità al racconto. Non è un vezzo vintage, ma un modo per collocare ChatGPT dentro un immaginario condiviso, lontano dalla freddezza di un rendering digitale.
Certo, la decisione ha lasciato spiazzati molti osservatori, che si aspettavano un’esplosione visiva di AI. Ma forse proprio qui sta la novità: OpenAI sembra voler dire che il futuro dell’intelligenza artificiale non si gioca soltanto nella perfezione tecnica delle immagini, ma nella capacità di inserirsi nei linguaggi che le persone già conoscono e sentono credibili.


