Sono oltre 800 le adesioni raccolte in pochissime ore alla lettera aperta che chiede al Governo italiano misure concrete per la Palestina. Tra i firmatari i dipendenti di musei e siti culturali pubblici italiani: promosso inizialmente dal MANN – Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il documento ha ottenuto un’ampia e immediata adesione da parte di operatori culturali afferenti a Istituti, Direzioni e Soprintendenze sull’intero territorio nazionale. Il documento, diffuso nelle ultime ore, non si limita a un generico appello alla pace: chiede l’immediato cessate il fuoco, la fine dell’assedio israeliano e il rispetto del diritto internazionale. Una mobilitazione che parla da dentro le istituzioni culturali pubbliche italiane, spesso percepite come silenziose su temi di rilevanza geopolitica.
I nomi delle istituzioni firmatarie, provengono da musei e istituzioni in primo piano nel panorama culturale italiano: dalla Galleria degli Uffizi alla Reggia di Caserta, dal Museo Nazionale Romano al Palazzo Reale di Napoli. Hanno aderito anche il Museo delle Civiltà e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, il Museo Archeologico Nazionale di Taranto, i Musei Archeologici di Venezia e della Laguna, e il Parco Archeologico di Pompei. Presenti inoltre la Direzione Regionale Musei Emilia-Romagna, il Museo di Luni, numerose soprintendenze territoriali e archivi di Stato.

Nel mirino anche la distruzione del patrimonio culturale
Questo slancio nazionale si inserisce oggi in un quadro più ampio di mobilitazione internazionale, proprio nelle ore in cui la Global Sumud Flotilla è stata intercettata in acque israeliane. «Chiediamo che nei nostri Istituti siano promosse iniziative di solidarietà nei confronti della popolazione palestinese e di sensibilizzazione rispetto agli eventi in corso – si legge nella lettera – che il Ministero renda pubblici eventuali accordi in essere con Istituti della cultura israeliani e che si impegni a sospendere, sulla scia di quanto sta accadendo in diversi Atenei, ogni operazione con quelli direttamente o indirettamente coinvolti con le politiche governative di Israele».
Centrale, nel documento, è anche il richiamo alla tutela del patrimonio culturale e alla necessità di promuovere iniziative che agiscano in questa direzione. «Chiediamo infine che venga presa una posizione netta nei confronti della devastazione del patrimonio monumentale e archeologico della Striscia di Gaza», si legge nel testo, che richiama esplicitamente la Convenzione dell’Aja del 1954, ratificata anche da Israele e pensata per proteggere i beni culturali in caso di conflitto armato.


