Dopo ventisei anni alla guida del New Museum di New York, Lisa Phillips annuncia il suo ritiro per l’aprile 2026, quando assumerà il titolo di direttrice emerita. Figura centrale della scena museale internazionale, Phillips ha raccolto l’eredità di Marcia Tucker e ne ha ampliato la vocazione sperimentale, facendo del museo un laboratorio vivo per le pratiche artistiche emergenti e per il dialogo con le nuove tecnologie.

La sua direzione ha lasciato tracce tangibili nell’architettura e nella programmazione culturale. È sotto la sua visione che è sorto l’edificio di SANAA al 235 di Bowery e che ha preso forma la grande espansione da 82 milioni di dollari firmata da OMA / Shohei Shigematsu e Rem Koolhaas, destinata a raddoppiare lo spazio espositivo. Durante il suo mandato, il museo ha visto crescere il pubblico da 45.000 a 450.000 visitatori annui, insieme a un ampliamento senza precedenti di board e staff, più numerosi e diversificati. Phillips ha curato oltre duecento mostre, portando al New Museum artisti come Urs Fischer, Theaster Gates, Wangechi Mutu e Faith Ringgold. A lei si devono anche iniziative pionieristiche quali la Media Lounge, la Triennale, Museum as Hub, IdeasCity e NEW INC, primo incubatore culturale guidato da un museo.
Non sono mancati, però, i momenti critici. Nel 2019 il New Museum si è trovato al centro di forti tensioni con il personale, che denunciava condizioni di lavoro inadeguate e stipendi insufficienti. Una frattura che ha segnato uno dei passaggi più delicati del suo lungo mandato, ricordando quanto la crescita di un’istituzione culturale non possa prescindere dal riconoscimento della sua comunità interna.



