Le visioni urbane e marine di Filippo Sassòli a Palazzo delle Esposizioni

Oltre cento opere tra disegni, illustrazioni e cartoline d’autore rivelano la straordinaria capacità di resilienza della natura

Dal 2 ottobre al 9 novembre 2025 Palazzo delle Esposizioni di Roma ospita nella suggestiva Sala Fontana la mostra Filippo Sassòli. Invenzioni a due dimensioni, a cura di Barbara Jatta. Promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e dall’Azienda Speciale Palaexpo, la rassegna presenta un’ampia selezione di opere dell’artista, illustratore e disegnatore dalla lunga carriera, attivo nel mondo dell’editoria e della stampa quotidiana e periodica. L’esposizione riunisce 52 disegni a tecnica mista, 22 riproduzioni di illustrazioni pubblicate su L’Osservatore Romano e 35 biglietti di Natale realizzati tra il 1990 e oggi. Un corpus eterogeneo e personale, che racconta l’universo visivo di Sassòli attraverso un approccio affilato e al tempo stesso evocativo.

Il percorso si articola in tre sezioni tematiche: Archigrafie romane, dove il disegno di veduta esplora la stratificazione architettonica della città, affiancando rovine antiche e costruzioni moderne; Zoografie marine, una serie di “incontri imprevisti” con pesci, conchiglie, polpi e creature acquatiche, che emergono come incursioni naturali in un immaginario urbano; Chiusini romani, dedicata a dettagli trascurati come sassi, soglie, varchi e tombini, elementi minimi che racchiudono simbolicamente la possibilità di accesso, difesa, prigione o memoria.

L’arte come atto di resistenza naturale

Attraverso queste visioni – a tratti reali, a tratti immaginarie – Filippo Sassòli costruisce un racconto che riflette sul rapporto tra uomo e ambiente, ribaltando provocatoriamente il tema della devastazione operata dall’essere umano. La natura, nelle sue forme più silenziose e persistenti, appare nei disegni come forza resistente e capace di infiltrarsi nel tempo e nello spazio urbano, oltre la presenza umana, un viaggio tra carta e pensiero, dove il tratto diventa strumento per esplorare ciò che spesso resta invisibile: i margini, le crepe, i residui. Un omaggio alla capacità della natura – e dell’arte – di sopravvivere, trasformarsi e raccontare nuove storie.