Il Museo di Roma in Trastevere apre le sue sale a un racconto corale e stratificato: dal 1° ottobre al 9 novembre 2025 sarà visitabile Migrazioni, la collettiva con le opere dei protagonisti della sedicesima edizione del Premio IILA-Fotografia, da cui prende il titolo. L’esposizione invita a interrogarsi su un fenomeno che attraversa la storia dell’umanità e che oggi torna ad assumere una centralità bruciante. Non solo transiti geografici, ma anche trasformazioni intime, genealogiche, culturali: la migrazione come esperienza dell’identità in movimento.
Il premio, promosso dall’IILA – Organizzazione internazionale italo-latino americana e sostenuto dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, nasce per dare visibilità alla fotografia emergente latinoamericana in dialogo con l’Italia. Quest’anno la giuria, composta da Dario Coletti, Giovanni De Angelis e Simona Ghizzoni, ha selezionato quattro progetti che restituiscono la pluralità delle traiettorie possibili.


Fabiola Ferrero protagonista del Premio IILA-Fotografia
In mostra, l’opera della vincitrice, la venezuelana Fabiola Ferrero, che con Buscando los olivos intreccia memoria familiare e ricerca poetica. Nel suo lavoro, il ritorno alle radici italiane diventa specchio di un flusso migratorio invertito, che unisce e ribalta le direzioni tra Italia e Venezuela. La sua residenza a Roma, parte integrante del premio, si tradurrà in un nuovo progetto dedicato alla città, presentato nella prossima edizione. Le menzioni d’onore rivelano altre geografie e sensibilità: Karolainne Rosero (Colombia) con Abeja mestiza celebra il mestizaje come forma vitale di identità contaminata e plurale; Alfredo Zúniga (Nicaragua) in Desplazados de Mozambique affronta con sguardo empatico l’esodo forzato di comunità colpite da conflitti armati.


Il dialogo tra i due continenti si rafforza con la presenza di Giovanni De Angelis, giurato ma anche artista invitato e tutor della vincitrice. Il suo progetto BRADYSISMUS, dedicato ai Campi Flegrei, trasforma la precarietà di un territorio in metafora di un esodo imposto dalla natura, sottolineando l’universalità del tema migratorio. A completare la mostra, il lavoro Scusa di Andrés Pérez, vincitore della passata edizione, restituisce l’immagine di una Roma queer e latinoamericana, ribelle e resistente.
L’esposizione si arricchisce di un catalogo pubblicato da Gangemi Editore e di un programma di visite guidate condotte dagli stessi Ferrero e De Angelis, creando un’occasione di incontro diretto tra artisti e pubblico. Così, Migrazioni non si limita a documentare un fenomeno, ma diventa una mappa visiva delle identità in viaggio, un atlante poetico dove le traiettorie individuali si intrecciano con la storia collettiva. In un’epoca segnata da spostamenti forzati e da nuove forme di appartenenza, la fotografia si fa memoria e testimonianza, ma anche invenzione di futuri possibili.




