Nel verde fitto della pineta di Fregene, la Casa Albero si staglia come un miracolo architettonico sospeso tra cielo e terra. Progettata dall’architetto Giuseppe Perugini, con la moglie, anch’essa architetta, Uga De Plaisant e il figlio Raynaldo, tra il 1968 e il 1971, è una casa vacanze che non ha mai ceduto al consueto, al prevedibile. È un’opera sperimentale, fatta di cemento armato, vetro e acciaio: pochi materiali, forti contrasti, superfici grezze e geometrie nette che si innalzano su pilastri e travi visibili, con moduli sospesi che sembrano galleggiare nell’aria.

I prospetti esterni mostrano una tessitura di cemento scanalato, elementi prefabbricati, travi principali e secondarie, nodi in acciaio rosso – tutti dettagli che concorrono a creare non solo un volume, ma un’esperienza visiva: la casa è tanto scultorea quanto abitativa. All’interno, spazi in continuità, livelli sfalsati, gradini che salgono verso il tetto; l’apertura verso l’esterno è costante: luci naturali che filtrano, ombre che giocano, sporgenze e rientranze che modellano il ritmo dei pieni e dei vuoti. La struttura rappresenta al meglio l’approccio di Perugini all’architettura: un’idea non tanto di “abitare” nel senso funzionale, ma di esplorare nuove forme spaziali, linguistiche e concettuali.
Casa Albero, l’utopia modernista che incanta cinema e moda
Nei decenni successivi alla sua costruzione, Casa Sperimentale – conosciuta anche come la “casa albero” di Fregene – ha attirato l’attenzione di registi, artisti e designer, affascinati dal suo linguaggio architettonico fuori dal tempo. Il suo aspetto visionario e il carattere enigmatico hanno fatto sì che venisse scelta come location cinematografica da Federico Fellini, che vi girò alcune scene, cogliendone l’aura straniante e magnetica. Questo stesso magnetismo è stato colto da Bottega Veneta, che ha utilizzato la villa come sfondo per la sua campagna AW23, trovando nella struttura un’eco visiva perfetta per il proprio immaginario scultoreo, fatto di volumi netti, superfici materiche e tensione formale.




La scelta della maison di riportare sotto i riflettori questo luogo, non è solo un omaggio alla sua forza visiva, ma anche un invito a rileggere il passato attraverso una lente contemporanea, dove moda, architettura e memoria si intrecciano per dare vita a nuove narrazioni, simbolo dimenticato di una visione radicale e utopica dell’abitare.
Luce, abbandono e rinascita della Casa Albero
Con il passare del tempo, l’opera ha sofferto: abbandono, incuria, atti vandalici hanno colpito la Casa Albero quasi sin dalla metà degli anni ’90, dopo la morte di Giuseppe Perugini. Ma se l’esterno ha alterato la sua pelle, lo spirito architettonico è rimasto intatto, tanto da diventare oggetto di rispetto critico, di studi e di proposte di valorizzazione.

Uno di questi è l’intervento illuminotecnico pensato per restituire alla Casa Albero la sua identità visiva anche di notte, accentuando la sensazione di sospensione, la modularità, le geometrie, le intersezioni. Si è immaginata una luce che dialoghi con i materiali: temperature calde e fredde, filtri d’ombra per restituire giochi di luci e ombre simili a quelli naturali, linee luminose che sottolineano i profili del cemento, i nodi in acciaio, le scale, le forme sferiche dei servizi esterni che diventano elementi quasi teatrali grazie al chiarore selezionato.


