Pikachu al museo: i Pokémon invadono il Natural History Museum di Londra

Tra cultura pop e divulgazione scientifica, uno dei templi della scienza britannica ospita per la prima volta un pop-up store ufficiale dedicato ai Pokémon

Londra si appresta ad ospitare un appuntamento davvero ibrido tra cultura pop e museale: in occasione del 30º anniversario del franchise, Pokémon installerà un pop‑up store ufficiale all’interno del Natural History Museum. Dal 26 gennaio al 22 marzo, la Cranbourne Boutique, lo shop del museo, si trasformerà in un vero e proprio Pokémon pop-up store, accessibile gratuitamente: sarà il primo mai allestito all’interno di un museo nel Regno Unito e promette di diventare una delle attrazioni più visitate dell’inverno londinese. E per chi non potrà essere a Londra, una selezione dei prodotti sarà acquistabile anche sul sito ufficiale del museo e su Pokémon Center UK.

Quella tra Pokémon e scienza naturalistica può sembrare una forzatura a prima vista. Ma i curatori del museo e il team Pokémon Europe la raccontano in tutt’altro modo. «Siamo entrambi appassionati della diversità del mondo naturale», ha dichiarato Adam Farrar, direttore commerciale del museo. E in effetti, nel mondo Pokémon, ispirato alla zoologia e all’evoluzione darwiniana, le creature si evolvono, si adattano agli ambienti e presentano una biodiversità affascinante, proprio come gli esseri viventi studiati tra le teche del museo. L’obiettivo è chiaro: avvicinare il pubblico più giovane e i fan della cultura pop alla scienza, sfruttando il fascino intergenerazionale del brand Pokémon per generare meraviglia e, perché no, nuove vocazioni scientifiche.

I Pokémon e la strategia culturale e commerciale

L’iniziativa, al di là dell’aspetto ludico, nasconde una visione più ampia. I proventi delle vendite contribuiranno infatti a sostenere le attività scientifiche del museo, che conta oltre 400 ricercatori impegnati su temi cruciali come la biodiversità e la crisi climatica. La cultura pop, in questo caso, diventa un veicolo per sostenere la scienza concreta e ampliare il pubblico delle istituzioni museali. Un modo intelligente di ridefinire il ruolo del museo contemporaneo, non più tempio austero del sapere, ma luogo di incontro tra generazioni, interessi e linguaggi diversi.