Caffè Greco nel mirino, sequestrate opere d’arte per otto milioni

Dipinti, sculture e oggetti antichi del celebre locale romano trasferiti in magazzini senza autorizzazione: indagato il gestore Carlo Pellegrini

Un sequestro da quasi otto milioni di euro ha colpito il Caffè Greco di via dei Condotti, storico ritrovo romano frequentato nei secoli da artisti, intellettuali e celebrità. I Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, su disposizione della Procura di Roma, hanno messo sotto sigilli oltre 300 tra opere d’arte e cimeli storici, tra cui quadri, sculture, stampe, strumenti musicali e arredi d’epoca.

Secondo le indagini, coordinate dalla pm Claudia Terracina, le opere sarebbero state trasferite abusivamente in alcuni depositi a Roma e in Abruzzo senza autorizzazione della Sovrintendenza, violando le normative sulla tutela del patrimonio culturale. Il valore complessivo degli oggetti sequestrati è stimato in circa 7,8 milioni di euro. Al centro dell’inchiesta c’è Carlo Pellegrini, gestore del locale e rappresentante della società Antico Caffè Greco Srl, indagato per reati in materia di tutela dei beni culturali. Gli inquirenti contestano anche l’omessa comunicazione alla Soprintendenza del trasferimento dei beni, che per legge devono restare nella sede vincolata in quanto parte integrante del valore culturale del Caffè Greco.

Il provvedimento si inserisce in una lunga vicenda giudiziaria che da anni coinvolge la proprietà del locale, conteso tra il fondo d’investimento Osho e la società che ne cura la gestione. Il sequestro riporta al centro dell’attenzione pubblica il destino di uno dei simboli storici della Roma culturale, frequentato nei secoli da nomi illustri come Goethe, Keats, Stendhal e Guttuso. Le opere sequestrate sono state inventariate e poste sotto la custodia dello Stato, in attesa di ulteriori sviluppi dell’inchiesta. Intanto, il Caffè Greco resta aperto al pubblico, ma con un patrimonio artistico visibilmente impoverito.

Il Caffè Greco, un patrimonio sotto tutela

Il Caffè Greco, fondato nel 1760, è il secondo caffè più antico d’Italia dopo il Florian di Venezia e rappresenta non solo un esercizio commerciale, ma un vero e proprio bene culturale vincolato. La Soprintendenza lo ha infatti riconosciuto come luogo di “interesse storico-artistico eccezionale”, in cui ogni oggetto – dai dipinti alle sedie, dagli specchi alle porcellane – contribuisce a definire l’identità del locale. Per questo motivo, qualsiasi modifica o spostamento di arredi e opere d’arte richiede un’autorizzazione formale.

Nel caso attuale, gli investigatori hanno scoperto che molti dei pezzi storici erano stati rimossi dalla sede originaria e trasferiti in depositi esterni, spesso non idonei alla conservazione di materiali delicati. Tra le opere spostate figurano anche dipinti ottocenteschi, busti marmorei e strumenti musicali d’epoca, alcuni dei quali in stato di degrado. Gli accertamenti sono stati resi possibili da segnalazioni interne e successivi controlli incrociati con documentazione fotografica e inventari ufficiali.

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