Negli Stati Uniti, una battaglia silenziosa ma carica di tensione si gioca in questi giorni nei parchi nazionali: simboli, immagini e segni della schiavitù vengono ufficialmente messi sotto l’occhio della censura. L’amministrazione Trump, attraverso un ordine esecutivo che sollecita il Dipartimento degli Interni a rimuovere tutto ciò che, secondo la nuova direttiva, riflette un’ideologia corrosiva che denigra storicamente gli Americani, ha avviato una revisione sistemica dei materiali interpretativi presenti nei parchi.

Oltre alle immagini, anche pannelli informativi, cartelli storici, materiali didattici che narrano la discriminazione razziale, la schiavitù, i trattamenti verso le popolazioni indigene sono sotto accusa. Solo per fare un esempio, all’Harpers Ferry National Historic Park sono stati individuati oltre 30 segnali considerati “non conformi” con la nuova policy, tra cui cartelli che approfondivano la discriminazione e l’attitudine ostile dei bianchi verso le persone emancipate dalla schiavitù.
La fotografia The Scourged Back al centro della polemica
Una delle immagini più controverse è quella nota come The Scourged Back, fotografia scattata nel 1863, durante la Guerra Civile americana, che ritrae il dorso sfregiato di Peter Gordon, conosciuto anche come “Whipped Peter”, uno schiavo fuggitivo dalla Louisiana. Nel ritratto, il suo dorso nudo mostra una trama di cicatrici profonde, segni permanenti delle frustate ricevute durante anni di schiavitù. La fotografia, diffusa su larga scala grazie alle tecniche di stampa dell’epoca, ebbe un impatto immediato: divenne una delle immagini più potenti e tangibili a sostegno della causa abolizionista. Per la prima volta, l’orrore della schiavitù si mostrava senza possibilità di mediazione, senza filtri retorici. Era un corpo vivo a parlare, un corpo che portava su di sé la scrittura della violenza.
Tale fotografia, ora, rischia di essere rimossa o oscurata in uno dei parchi nazionali, sollevando interrogativi sul confine tra verità storica e dottrina distruttiva: di fatti, è oggetto di un ordine federale che ne prevede l’ingiustificata rimozione dalle esposizioni pubbliche. Si tratta così dell’ultimo capitolo di una serie di interventi, promossi dall’amministrazione Trump, per rimuovere contenuti nei parchi nazionali ritenuti denigratori o in conflitto con una visione patriottica della storia americana.


