In un contesto segnato dalla devastazione, l’arte si rivela ancora una volta un linguaggio di sopravvivenza. L’UNESCO, in collaborazione con la Mayasem Association for Culture and Arts, ha avviato un programma di sostegno psicosociale rivolto a bambini e ragazzi della Striscia di Gaza, utilizzando attività artistiche e culturali come strumenti di guarigione emotiva e di ricostruzione comunitaria.
In pochissimo tempo l’iniziativa ha raggiunto oltre 5.000 giovani e 3.000 caregiver nei governatorati centrali e meridionali, includendo anche persone con disabilità. Le attività hanno intrecciato espressione creativa e trasmissione del patrimonio immateriale: dalla dabkeh, danza tradizionale palestinese recentemente iscritta nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO, alla musica corale e strumentale, occasione per coltivare un senso di comunità e di gioia condivisa.


Accanto ai giochi popolari, che hanno favorito fiducia e coesione sociale, i ragazzi sono stati invitati a disegnare venti siti culturali significativi di Gaza, esercizio che ha unito conoscenza e memoria, custodendo simbolicamente luoghi minacciati dalla guerra. Così il gesto creativo diventa atto di resistenza, capace di tenere viva la coscienza storica e di restituire ai più piccoli un frammento di normalità.
Un progetto che dimostra come la cura del patrimonio e la cura delle persone possano intrecciarsi in un unico processo. Attraverso l’arte, l’UNESCO non solo offre supporto psicosociale, ma celebra la resilienza culturale di una comunità che continua a resistere all’oblio.


