Un nuovo ciclo di mostre per art’otel Rome Piazza Sallustio. Si parte con Sveva Angeletti

L'esposizione nell'hotel romano dedicata a Sveva Angeletti è la prima di un nuovo ciclo curatoriale firmato da Sofia Di Gravio

All’art’otel Rome Piazza Sallustio è Sveva Angeletti con Where to / Spazi per l’intraducibile l’artista selezionata per trasformare l’hotel romano in un ambiente immersivo. Dopo l’inaugurazione affidata a Pietro Ruffo, la personale di Angeletti in arrivo dal 17 settembre 2025 al 30 gennaio 2026 segna l’avvio del nuovo ciclo curatoriale per l’art’otel: la direzione artistica passa ora a Sofia Di Gravio, giovane curatrice e giornalista che attraverso una programmazione annuale trasformerà gli spazi in un luogo di dialogo aperto, dove artisti italiani saranno chiamati a misurarsi con forme e linguaggi del contemporaneo.

Nella mostra romana l’artista costruisce un’esperienza in cui immagini, testi e suoni si intrecciano fino a dissolvere i confini tra linguaggi. “Where to” non è solo un titolo, ma una domanda aperta: dove porta il linguaggio? Dove si muove il corpo? Dove corre il tempo? Tra le opere in mostra spicca Tell me about it, una serie di pannelli su dibond spazzolato che presentano corpi ridotti a impronte luminose, come fossili contemporanei. Su queste superfici si innestano testi tracciati da un plotter 2D, frammenti di parole che emergono e scompaiono, incapaci di costruire una narrazione compiuta. L’errore – tecnico o umano – diventa così materia poetica, segno di un linguaggio che si inceppa e che proprio in quell’incertezza trova la sua forza.

A dialogare con questi lavori è il video dittico Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?, in cui due corpi corrono in direzioni opposte, senza mai incontrarsi. Il richiamo a Gauguin non è casuale: anche qui il senso sfugge, si frantuma, si disloca, accompagnato da immagini instabili e suoni che acuiscono la tensione. L’opera diventa un orizzonte mobile, un continuo rimando che si sottrae a ogni tentativo di fissarne il significato. Il percorso suggerito da Angeletti sembra richiamare le riflessioni di Julia Kristeva sul linguaggio come campo instabile, costantemente oscillante tra regole simboliche e ciò che le eccede. È in questa soglia che l’artista colloca la sua ricerca: un territorio di smarrimento fertile, dove l’immagine diventa materia sonora e corporea, e lo spettatore è chiamato a sostare nell’ambivalenza. Where to / Spazi per l’intraducibile non chiede risposte, ma invita a condividere l’esperienza del dubbio e dell’apertura.

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