Nastro adesivo in mano, cappellino calato sugli occhi e passo deciso. Così Jago si è mescolato ai visitatori del Parco archeologico di Taormina trasformando un atto di protesta in performance. Senza preavviso, l’artista ha ricoperto le nudità della sua scultura La David e, come a sottolineare la portata della censura, le ha sigillato anche la bocca.
La scena, avvenuta nelle prime ore del mattino, ha spiazzato i turisti presenti: alcuni lo hanno scambiato per un vandalo e hanno iniziato a riprendere la scena minacciando di diffonderla online. Solo in seguito, riconoscendo l’autore del gesto, gli stessi spettatori hanno compreso la natura provocatoria dell’intervento, arrivando persino a stringergli la mano.

L’azione di Jago arriva poche ore dopo l’ennesimo intervento dell’algoritmo di Meta, che ha oscurato un suo post dedicato proprio all’inaugurazione della mostra a Taormina. Nel contenuto incriminato, l’artista ringraziava la città e mostrava le sue opere collocate nei pressi del Teatro antico, tra cui La David, già al centro di numerosi blocchi per presunta violazione delle norme sui contenuti sessuali.
Il paradosso, sottolineato da Jago con il suo gesto performativo, è evidente: le regole dei social network permettono la condivisione di opere d’arte anche in presenza di nudo, ma la scultura continua a essere segnalata e rimossa. Una “censura algoritmica” che non guarda alla tradizione artistica ma alla lettera cieca di un regolamento. Con il nastro adesivo Jago ha quindi reso visibile la contraddizione: l’opera, privata del suo corpo e della sua voce, diventa il simbolo di una battaglia più ampia sul rapporto tra libertà artistica e controllo digitale.


