Intervistare Laika significa ricevere una telefonata da un numero di chissà quale paese, mettere le cuffie per cercare di capire cosa ti sta dicendo attraverso strumenti di alterazione vocale, scrivere quello che hai captato e rileggere il tutto sperando che abbia un qualche senso. Ero partito da una serie di domande ma non sono servite, abbiamo ricostruito insieme cinque anni di frequentazione, fermo restando che non so chi sia Laika e continuo a non volerlo sapere, conoscendo in compenso sempre meglio il suo lavoro in quanto suo curatore e (ahimè) amico.

Io e Laika ci siamo conosciuti su una mappa, stavo mettendo insieme gli artisti per la mostra presso la Galleria Rosso20Sette Arte Contemporanea Art makes you travel again nel periodo della pandemia, una proposta per far lavorare gli street artist su cartine geografiche vintage e carte d’imbarco, sostitutivi del muro in quel momento inaccessibile. MAUPAL mi parla di quest* nuov* artista, Stefano manda a Laika il materiale per la mostra e il passaggio dalla strada alla galleria è un attimo, con sold out la sera dell’inaugurazione. “Passavo spesso davanti a spazi espositivi e gallerie domandandomi se mai un giorno un mio lavoro potesse essere messo in mostra. Per combinazione poco prima di ricevere mappe e carte d’imbarco avevo guardato da fuori le opere esposte da Rosso20Sette Arte Contemporanea tra cui c’era un lavoro di MAUPAL”.


Nulla accade per caso. La mappa è per se un’opera d’arte, con i suoi diversi colori a seconda che sia una carta geografica fisica o politica, con linee che indicano i confini, le strisce azzurre dei fiumi e così via. Per non parlare delle carte di imbarco, con il “fascino” di compagnie aeree di diverse nazionalità, percorsi intercontinentali, numeri di voli, posti a sedere, nomi di compagn* di viaggio che alle volte neanche ricordiamo chi sono. Sin da piccol* il viaggio è parte integrante della vita di Laika, non accetta di restare chius* tra quattro mura ma vuole continuamente evadere per conoscere nuove culture, storie, tradizioni, pensieri e personaggi politici. La politica è l’altro elemento fondamentale della sua vita nonché della sua arte.

“È stato un percorso, dalla parola scritta su articoli e comunicati stampa alla grafica digitale per poster e volantini, fino ad arrivare a “sporcarmi le mani”, sperimentando molto di più con colori, bombolette spray, materiali di scarto o da imballo, colla. E mi sono subito res* conto di come attraverso le mie nuove opere, inizialmente da “attacchin*” per strada e poi su tela esposta in galleria, il mio messaggio raggiungesse un numero sempre più alto di persone diventando più accessibile e al contempo più incisivo. Nascono così i ritratti di Angela Davis e Malcom X, una attività iniziata per gioco per finire su muri e spazi espositivi in giro per il mondo”.

Notevole la diversa libertà di espressione tra un’opera “autorizzata”, per strada o in galleria, rispetto a quelli che Laika chiama i suoi “blitz”. Basta vedere le sue opere sui muri di Aielli in Abruzzo o il murales dedicato Michela Murgia in Via Torre Annunziata a Roma, rispetto al suo recente “omaggio” a Orban fatto durante il gay pride di Budapest o i poster Not in my name con cui ha letteralmente tappezzato Roma contestando il ReArm Europe. Il blitz giustifica la volontà di Laika di non togliersi la maschera, che tanti vedono come mera operazione commerciale volta a creare un personaggio stile Banksy, mentre in realtà è mirata a proteggere il personaggio Laika e il suo messaggio che intende continuare trasmettere senza incorrere in nessun tipo di attacco, esattamente come gli asterischi degli aggettivi e dei participi passati.

Concludiamo parlando della nostra prossima mostra insieme alla Galleria Rosso 27, dove tornano le mappe questa volta accanto a vecchi certificati azionari diventati carta straccia, in inglese “scrip” da cui il titolo The geography of Scrips, prima esposizione di scrip art per rappresentare la attuale situazione geopolitica mondiale, tanto cara a Laika.
Che altro volete sapere?


