La 13° Biennale di Seoul evoca l’arte come rito contemporaneo

Al Seoul Museum of Art fino al 23 novembre 2025, Séance: Technology of the Spirit ridefinsce la forza dell'arte fra passato e futuro

Dal 26 agosto al 23 novembre 2025 il Seoul Museum of Art ospita la nuova edizione della Seoul Mediacity Biennale, un appuntamento che negli anni si è affermato come laboratorio per la sperimentazione internazionale. L’edizione di quest’anno, dal titolo evocativo Séance: Technology of the Spirit, non si limita a esporre opere d’arte ma propone un’esperienza collettiva in cui l’arte diventa medium, capace di evocare dimensioni spirituali e di riattivare saperi dimenticati. Il termine “séance”, legato alle pratiche medianiche ottocentesche, viene qui reinterpretato come metafora curatoriale: il museo diventa uno spazio di contatto con ciò che non è immediatamente visibile, un luogo in cui il pensiero razionale cede il passo all’intuizione, alla memoria e al rito.

Gli artisti come mediatori dello spirito

Il percorso espositivo mette in dialogo figure storiche e contemporanee, accomunate dall’idea che l’arte non sia soltanto espressione estetica ma anche strumento di conoscenza e guarigione. La riscoperta di personalità come Helena Blavatsky, Annie Besant, Georgiana Houghton e Hilma af Klint riporta alla luce le radici spiritualiste dell’arte astratta, mentre le ceramiche di Onisaburō Deguchi assumono il valore di oggetti rituali, più che di manufatti artistici. Emma Kunz e Joseph Beuys sono presentati come testimoni di un’arte terapeutica e sociale, capace di incidere sulla vita delle persone, mentre la figura di Nam June Paik ricorda come la tecnologia possa fondersi con lo sciamanesimo per aprire nuovi orizzonti percettivi.

Accanto a questi riferimenti storici, gli artisti contemporanei offrono nuove interpretazioni. Suzanne Treister e Jane Jin Kaisen riflettono sul dualismo tra corpo e mente imposto dalla modernità, collegando la dimensione spirituale a temi politici come il colonialismo, il capitalismo e la crisi ecologica. In questo intreccio di passato e presente la Biennale propone una visione alternativa della tecnologia, intesa come strumento capace di connettere, guarire e trasformare.

Tra i momenti più significativi dell’edizione spicca la rievocazione della Burning Performance di Seung-taek Lee, realizzata per la prima volta nel 1989 e riproposta oggi come atto di riflessione radicale. Bruciare le proprie opere, trasformarle in cenere, significa negare l’arte come bene di consumo e sottolinearne la natura effimera. Allo stesso modo la performance di ORTA, duo composto da Alexandra Morozova e Rustem Begenov, invita il pubblico a un rituale immersivo che combina suggestioni storiche, simboli mistici e immaginari fantascientifici. Sono gesti che trasformano l’esperienza estetica in esperienza spirituale, ribadendo il valore dell’arte come pratica viva e partecipata.