Nasce a Londra il primo museo dedicato all’architettura brutalista

Nella storica scuola Acland Burghley di Camden un museo comunitario firmato Reed Watts Architects, per celebrare e ripensare il concrete poetry del dopoguerra

Londra si prepara ad accogliere un progetto inedito: il Museum of Brutalist Architecture (MoBA), primo museo permanente al mondo interamente dedicato all’architettura brutalista. Il museo troverà casa nell’Asmembly Hall esagonale dell’Acland Burghley School a Camden, un edificio del 1968, considerato tra i più interessanti esempi di scuole brutaliste in Gran Bretagna. Il progetto di riqualificazione è affidato a Reed Watts Architects, che dal 2020 collabora con il personale della scuola per restituire all’edificio le sue caratteristiche originarie in stile beton brut. Interventi chiave includono il ripristino dell’estetica autentica dell’aula, l’installazione di sedute per 300 persone, un sistema di ventilazione sotto il livello del suolo e l’apertura della facciata sud verso l’anfiteatro, rendendo lo spazio più accessibile e multifunzionale.

Grazie a un finanziamento di oltre 1 milione di sterline dalla National Lottery Heritage Fund, integrato da contributi del Camden Borough Council e di diverse fondazioni, il museo prenderà forma tra il 2026 e il 2027. Il nuovo museo non sarà solo un contenitore espositivo: concepito come Hall for All, sarà anche centro culturale, educativo e performativo, aperto a studenti, cittadini e comunità locali: sono infatti previste attività come mostre, spettacoli, workshop e proiezioni, in uno spazio che unisce patrimonio e partecipazione sociale. MoBA nasce come evoluzione del progetto online dell’organizzazione Urban Learners, che ora avrà un suo spazio fisico dove raccogliere archivi, testimonianze e memoria del brutalismo, in dialogo con risorse digitali esistenti.

Un’architettura che torna a parlare

Questa trasformazione si inserisce in un contesto più ampio di rivalutazione del brutalismo, stile nato nel dopoguerra, caratterizzato dal cemento a vista, volumi massicci e funzionalità, spesso controverso ma oggi riscoperto come poesia urbana e collettiva. L’edificio, realizzato nel 1968 su progetto dell’architetto Leonard Manasseh, è uno dei migliori esempi di architettura brutalista scolastica nel Regno Unito. Il suo stile, spesso oggetto di controversia, si distingue per il cemento a vista, le forme geometriche marcate e una spiccata impronta sociale. Qui il brutalismo, al di là dell’estetica, incarnava un ideale: costruire luoghi pubblici solidi, funzionali, accessibili a tutti.

Il progetto museale, affidato allo studio londinese Reed Watts Architects, si pone come obiettivo non solo il restauro conservativo dell’edificio – con particolare attenzione al recupero degli spazi originali e della loro vocazione pubblica – ma anche la sua rifunzionalizzazione. Il museo accoglierà collezioni, archivi digitali e fisici, testimonianze di architetti e cittadini, mostre temporanee e una piattaforma educativa per studenti e giovani progettisti. La struttura, che potrà ospitare fino a 300 persone, sarà attrezzata con nuove tecnologie, un sistema di ventilazione a basso impatto ambientale e spazi polifunzionali collegati all’esterno tramite una facciata ripensata.