La più ampia mostra americana dedicata a Raffaello inaugura al Met

Sono diversi i capolavori del maestro urbinate che arriveranno nel museo americano: tra questi anche la celebre Dama con liocorno di Galleria Borghese

Il Metropolitan Museum of Art inaugurerà la primavera prossima la più imponente mostra mai dedicata a Raffaello sul suolo americano: Raphael: Sublime Poetry, in programma dal 29 marzo al 28 giugno 2026. Curata da Carmen Bambach, rinomata specialista di disegni rinascimentali, l’esposizione è il frutto di un lavoro durato sette anni, iniziato dopo il successo del passato progetto dedicato a Michelangelo n una dichiarazione la curatrice ha descritto l’allestimento come un’opportunità straordinaria per “riprogettare la mia comprensione di questo artista monumentale”, mettendo in primo piano “il potere visivo, la profondità intellettuale e la tenerezza” delle sue potenti immagini.

Un percorso tra prestiti di rilievo internazionale

L’esposizione segue il percorso creativo dell’artista: dagli esordi a Urbino, attraverso il periodo fiorentino (circa 1504-1508), fino all’avvento romano nella corte papale. Particolare curiosità attira l’abbinamento di dipinti finiti e studi preparatori: ad esempio, La Madonna dell’Alba (circa 1509-11) proveniente dalla National Gallery di Washington, sarà affiancata agli studi da Lille. La mostra riunisce capolavori provenienti da musei prestigiosi: il Ritratto di Baldassarre Castiglione dal Louvre, L’estasi di Santa Cecilia da Bologna, Ritratto di dama con unicorno dalla Galleria Borghese, oltre a prestiti dal British Museum, Uffizi, Prado, Albertina, Städel, Budapest, Berlino e Musei Vaticani.

Il Met contribuisce con tre opere: la celebre Pala Colonna, il pannello L’agonia nell’orto (1504) e un disegno di Lucrezia (1508-10). A livello scientifico, l’esposizione rappresenta anche il culmine della ricerca di Carmen Bambach nel contesto della cultura del disegno rinascimentale. In un seminario tenutosi nel 2023 il Centro per gli Studi sul Rinascimento di Harvard, Bambach ha riflettuto sull’”integrazione delle culture di bottega”, ovvero di come le pratiche umbre-marchigiane si siano fuse con quelle fiorentine nei primi anni di Raffaello (fino al 1508). Questo approccio evidenzia una via di mezzo tra individualità e tradizione, offrendo una lettura più sfumata del giovane artista, vista come dialogo tra contesti culturali e tecniche di bottega.

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