Il genocidio di Gaza scuote il Festival di Venezia

Oltre 1.500 firme tra registi, attori e artisti chiedono una condanna esplicita da parte del Festival di Venezia e spazio per la narrazione palestinese

Il 22 agosto 2025, sotto la sigla Venice4Palestine (V4P), centinaia di professionisti della cultura e del cinema – tra cui registi, attori, sceneggiatori, giornalisti, tecnici e artisti – hanno sottoscritto una lettera aperta alla Biennale di Venezia, alle sue sezioni Mostra del Cinema, Giornate degli Autori e Settimana Internazionale della Critica. Il testo chiede un impegno netto e privo di “mezze parole” contro il genocidio in corso nella Striscia di Gaza, definito una tragedia che “vediamo tutti e da troppo tempo”. La lettera giunge mentre le Nazioni Unite hanno dichiarato che la popolazione di Gaza sta affrontando una carestia imminente, e vari Paesi, tra cui Gran Bretagna, Francia e Canada, si muovono verso il riconoscimento della Palestina come Stato sovrano.

Oltre 1.500 firme e una risposta istituzionale

In pochissimo tempo, l’appello ha raggiunto e superato 1.500 sottoscrizioni, includendo figure iconiche come Ken Loach, Céline Sciamma, Marco Bellocchio, Toni e Beppe Servillo, Miriam Leone, Carlo Verdone, Alba e Alice Rohrwacher, Roger Waters, Abel Ferrara e molti altri. La Biennale di Venezia, tramite il suo ufficio stampa, ha risposto affermando che storicamente la Mostra è sempre stata “luogo di confronto e sensibilità verso le questioni più urgenti”, citando titoli come The Voice of Hind Rajab (in concorso) e Of Dogs and Men (Orizzonti, 2024) come esempi di questa attenzione Tuttavia, V4P ha giudicato questa replica insufficiente, in quanto manca di riferimenti espliciti a “Palestina”, “genocidio” o “Israele”.

Una delle richieste più clamorose di V4P era il ritiro degli inviti a Gal Gadot e Gerard Butler, considerati sostenitori dell’agenda israeliana. In risposta, si è appreso che Gal Gadot non era mai prevista al Festival per motivi personali, mentre la partecipazione di Gerard Butler è ancora incerta. L’appello di Venice4Palestine segna un momento cruciale per il mondo della cultura: chiede che il cinema, e in particolare una vetrina globale come la Mostra del Cinema di Venezia, non rimanga spettatore passivo di fronte a una tragedia umanitaria ormai sotto gli occhi di tutti. In un’epoca in cui l’arte rischia spesso di rifugiarsi nell’estetica e nell’ambiguità, le parole di questi artisti riportano al centro la responsabilità etica del fare cultura. La Biennale ha ancora l’occasione di scegliere se restare neutrale – e quindi, come scrivono gli artisti, complice – o schierarsi apertamente in difesa dei diritti umani e della dignità del popolo palestine. Perchè fondo, come ricorda la lettera, “Nessuno potrà mai dire: io non sapevo.”

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