I seni della nuova scultura di Jago, David, hanno attivato i meccanismi automatici di censura della piattaforma Meta. L’artista, noto e seguito sui social da milioni di persone, ha ricevuto una notifica sull’impossibilità di pubblicare contenuti contenenti nudi, nonostante si tratti di un’opera artistica e non pornografica. Il risultato? Non solo i post riguardanti l’opera sono stati oscurati, ma è stato limitato l’intero account: attualmente, chi non è già follower non può accedervi.
«La censura ai tempi dei social. Sarà la decima volta che capita una cosa simile», ha commenta amareggiato Jago, spiegando che le linee guida di Meta consentono chiaramente la pubblicazione di nudi artistici. L’assurdo, a suo avviso, è che la decisione finale dovrebbe spettare a una persona, non all’intelligenza artificiale, in grado solo di segnalare automaticamente contenuti potenzialmente espliciti. Nonostante numerose richieste, non ha mai ricevuto alcuna risposta da parte dell’azienda.
La scultura, che riecheggia Michelangelo reinterpretandolo in chiave femminile, era già esposta a Milano alla Veneranda Biblioteca Ambrosiana; da settembre sarà inoltre protagonista della mostra Gesti scolpiti al Teatro Antico di Taormina, insieme ad altre tre opere emblematiche: Impronta Animale, Memoria e Prigione.


Governo in campo: la cultura non può essere punita da un algoritmo
La vicenda è arrivata sul tavolo del Ministero della Cultura. La Sottosegretaria Lucia Borgonzoni ha definito il blocco “assurdo”: «L’arte non può essere giudicata alla stregua di contenuti pornografici. Piattaforme incapaci di distinguere questo rischiano di impoverire il dibattito culturale e penalizzare i nostri artisti». Anche il web si è acceso: alcuni utenti hanno ironizzato, chiedendosi se si stia ricreando la pratica rinascimentale del “braghettone” digitale.
Il caso ha ovviamente sollevato questioni cruciali: chi decide cosa è arte e cosa è volgare? E quanto può la tecnologia soppiantare il giudizio umano? In uno scenario in cui algoritmi ultrapotenti influenzano l’accesso alla cultura, appare urgente immaginare nuovi equilibri. Perché il corpo non è mai neutro: è politica, bellezza, potere. E va difeso, anche nei minuti di scroll quotidiani.


