In Salento l’arte concettuale di Jack Sal riscrive la memoria del territorio

Una nuova installazione tra ceramica e simbolismo trasforma l’architettura in linguaggio e rito collettivo

Fino al 27 agosto, le Scuderie di Palazzo Gallone a Tricase accolgono Sphere/Sfera, un’installazione site-specific firmata dall’artista americano Jack Sal. Figura chiave della scena concettuale e fotografica internazionale dagli anni Settanta, Sal propone un’opera che intreccia spiritualità, architettura e simbolismo, aprendo un dialogo profondo con il territorio salentino e le sue stratificazioni storiche.

Al centro del progetto vi è un dettaglio architettonico tanto discreto quanto carico di significato: le 20 sfere in ceramica smaltata che ornano la guglia del campanile barocco del Convento di San Domenico. Realizzate nei toni del verde, del miele e del bruno, queste sfere – secondo una tradizione antica che risale all’XI secolo nelle città costiere – rappresentano un legame tra terra e cosmo, una metafora dell’elevazione spirituale. Le sfere sono menzionate anche nell’opera storica di Salvatore Cassati, La chiesa di San Domenico in Tricase.

Durante un recente restauro condotto con il supporto della Bottega Branca, fondata dal ceramista Agostino Branca, sono state rinvenute iscrizioni misteriose su alcune sfere originarie. Tra queste, la parola “tissi”, dal significato ancora oscuro, ha catturato l’attenzione di Sal, diventando il fulcro concettuale dell’installazione.

Per Sphere/Sfera, Sal ha realizzato venti nuove sfere in ceramica, ciascuna di circa 15 cm di diametro, che compongono una sorta di “scrittura visiva” unita da un nastro di seta. L’opera rievoca liberamente l’Albero della Vita della mistica cabalistica, richiamando anche il celebre mosaico pavimentale della cattedrale di Otranto. Si tratta di un dispositivo simbolico che attraversa i secoli, cucendo insieme materia e spirito, gesto artistico e riflessione filosofica.

Ma questo lavoro è anche il risultato di un sodalizio artistico e umano di lunga durata. Sal e Branca si incontrano nel 1989 a Tricase, dove l’artista statunitense frequenta abitualmente l’Italia e rimane affascinato dalla lavorazione ceramica. Da quella collaborazione nascono i primi “campi di mattonelle” — superfici modulari segnate da un tratto nero ricorrente — che troveranno successivi sviluppi in opere realizzate per la Cappella Gandini dell’American Academy in Rome e per l’installazione 11 plus 4 allo Spoleto Art Hotel.

Negli ultimi anni, la loro intesa creativa ha prodotto nuove riflessioni visive e materiali, come nel libro Half Empty/Half Full. Food Culture Ritual (2019) e nell’opera Mezzo Vuoto/Mezzo Pieno (2023), presentata anch’essa a Tricase nell’ambito del progetto La Parsimonia dell’Acqua. Sphere/Sfera segna una tappa ulteriore in questo percorso condiviso, in cui la ceramica si fa rito, l’architettura diventa narrazione e la memoria si plasma attraverso segni contemporanei.

Jack Sal, nato nel 1954 a Waterbury, Connecticut, si è formato con artisti come Ray K. Metzker e Ken Josephson. Le sue opere, spesso cariche di stratificazioni concettuali e riferimenti simbolici, sono conservate in collezioni prestigiose, tra cui il MoMA di New York, il Museo Ludwig di Colonia e lo Stedelijk Museum di Amsterdam. La sua ricerca prosegue da decenni con coerenza etica e formale, interrogando costantemente il significato dei segni, dei materiali e dello spazio.

Con Sphere/Sfera, Sal non solo firma un’opera evocativa e densa di significati, ma invita il pubblico a partecipare a un percorso di scoperta interiore e collettiva, tra spiritualità laica, memoria del territorio e arte come pratica di connessione.