Con la Circolare n. 10, firmata dal Capo Dipartimento Alfonsina Russo, il Ministero della Cultura ha pubblicato ad agosto le attese linee guida sul Partenariato Speciale Pubblico-Privato (PSPP), uno strumento che punta a rafforzare la collaborazione tra istituzioni pubbliche e soggetti privati nella valorizzazione del patrimonio culturale. Il documento, risultato di un lavoro avviato nel 2021, si colloca nel quadro delle recenti novità normative in materia di appalti e Terzo settore.


L’obiettivo è superare il modello concessorio tradizionale — quello previsto dalla Legge Ronchey del 1993, che regolava principalmente l’affidamento di servizi aggiuntivi a operatori esterni come biglietteria, pulizia e guardiania — a favore di una co-progettazione culturale più articolata. Le linee guida individuano un nuovo modello operativo che consente, almeno in teoria, un maggiore coinvolgimento di soggetti privati nella gestione di beni e collezioni, senza costi diretti per la Pubblica Amministrazione.
Il PSPP si propone come un sistema più flessibile, aperto anche a soggetti for profit, con la possibilità di intervenire su immobili, archivi, depositi e perfino patrimoni digitali. È previsto anche un coinvolgimento attivo delle comunità locali, scuole e università. Resta tuttavia da capire come sarà garantita l’equità nei processi di selezione dei partner, e come si misureranno i reali impatti di lungo periodo di questi interventi.

Alcuni progetti pilota già attivati — tra cui quelli alla Reggia di Caserta, a Ostia Antica, nei Campi Flegrei e in Puglia — hanno prodotto risultati positivi in termini di pubblico, investimenti e attività collaterali. Tuttavia, si tratta ancora di esperienze limitate, e sarà necessario monitorarne l’evoluzione per valutare l’effettiva sostenibilità e replicabilità del modello.
Le linee guida rappresentano quindi un passo importante verso una gestione più dinamica del patrimonio culturale, ma pongono anche nuove sfide sul fronte della trasparenza, dell’accountability e del bilanciamento tra pubblico interesse e iniziativa privata. Un ingresso così massiccio dei privati nella gestione di beni culturali di rilevanza pubblica, tuttavia, solleva interrogativi sulle possibili tensioni tra finalità economiche e tutela del patrimonio, tema su cui occorrerà mantenere alta l’attenzione negli sviluppi futuri.


