Saranno anni di sfide e di restauri strategici quelli che attendono i Musei Vaticani, dove il nuovo direttore del Laboratorio Restauro Dipinti e Materiali Lignei, Paolo Violini, subentrato lo scorso agosto a Francesca Persegati, si prepara a intervenire su alcuni dei più preziosi tesori artistici delle collezioni pontificie. Una nomina, la sua, che segna la continuità di una carriera iniziata nel 1988 e costellata da interventi su capolavori di inestimabile valore, come quelli nelle Stanze di Raffaello, dove ha diretto i restauri della Stanza della Segnatura, conclusi nel 2000, e della Stanza di Eliodoro, completati nel 2012.
Come ha anticipato a Vatican News, il primo cantiere sotto la sua guida sarà la Stanza dell’Incendio di Borgo, il cui restauro, avviato ma non ancora ultimato, riveste un significato cruciale per la comprensione del passaggio stilistico e operativo tra Raffaello e la sua bottega. Un’occasione unica per leggere in chiave più approfondita le dinamiche che portarono all’esecuzione della Sala di Costantino, affidata ai celebri allievi Giulio Romano e Giovanni Francesco Penni.

Parallelamente, a partire dal 2026, prenderà forma un intervento di manutenzione straordinaria sul Giudizio Universale di Michelangelo, reso urgente dall’impatto costante dell’afflusso turistico sulla tenuta degli affreschi. Per questa operazione si prevede l’installazione di un ponteggio imponente, articolato su una dozzina di livelli e dotato di un elevatore che consentirà a 10-12 restauratori di lavorare simultaneamente e a distanza ravvicinata dall’opera, con l’obiettivo di concludere i lavori entro marzo, così da restituire alla fruizione completa la parete in tempo per la Settimana Santa.
A coronare la visione di lungo termine del nuovo direttore vi sarà infine un progetto quinquennale di restauro della Loggia di Raffaello, scrigno di quattordici campate di stucchi e affreschi magistrali realizzati da Giovanni da Udine e altri collaboratori, che non solo costituiscono un patrimonio di valore universale, ma hanno anche dato origine al genere decorativo della “grottesca”, ripreso dall’antichità romana e diffusosi in tutta Europa durante il Cinquecento.


