“Since the war, we have only contradictions”. Scriveva Jannis Kounellis, cresciuto tra le fratture della Seconda Guerra Mondiale e della guerra civile greca. Scomparso ormai da otto anni, la sua opera continua a vivere e “risuonare” più contemporanea che mai. Dopo 28 anni, infatti, l’installazione storica Untitled (1997/2025) di Kounellis torna nella navata barocca della Kyiv‑Mohyla Academy. Dal 15 giugno al 1° settembre 2025, l’opera è visibile grazie al progetto Faktura 10 della piattaforma RIBBON International, curata da Marta Kuzma, già curatrice dell’edizione originale del 1997.

L’installazione originaria del 1997
Nel 1997, in occasione del Soros Center for Contemporary Art ospitato nella storica Kyiv‑Mohyla Academy, Jannis Kounellis realizzò Untitled (1997), un intervento radicale e potente: 14 vere campane storiche ucraine, sospese a travi d’acciaio, attraversavano la navata barocca creando un dispositivo visivo e simbolico che evocava memoria, presenza e potenziale risonanza. L’artista stabilì una condizione stringente: le campane dovevano essere realmente ucraine, datate tra la fine del XVIII e l’inizio del XX secolo, e questo vincolo fu rispettato attraverso un lavoro di ricerca quasi investigativo, completato da un archeologo dell’architettura occidentale ucraina.
Nel 2025, nel contesto devastato dalla guerra, il riallestimento di Untitled 1997/2025 assume un significato ancora più forte: le campane tornano a “parlare” in una dimensione di resistenza culturale, rendendo visibile ciò che è stato silenziato. Questo gesto di reinvenzione è insieme un atto di cura e autonomia artistica, una riaffermazione del valore pubblico dell’arte come memoria collettiva e resistenza simbolica.



Jannis Kounellis
Figura centrale dell’Arte Povera, Jannis Kounellis nasce al Pireo, in Grecia, nel 1936. Nel 1956 si trasferisce a Roma, città che segnerà profondamente la sua formazione e il suo linguaggio artistico. Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma sotto la guida di Toti Scialoja e si inserisce nella scena artistica sperimentale che negli anni Sessanta ruota attorno a gallerie come La Tartaruga e L’Attico.
Dopo un esordio pittorico legato all’espressionismo astratto, Kounellis abbandona progressivamente la tela per introdurre materiali extra-pittorici: carbone, ferro, sacchi di juta, legno, pietra, fuoco, caffè, oro, lana. Dal 1967 partecipa al movimento dell’Arte Povera, promosso dal critico Germano Celant, affermandosi come uno dei protagonisti più radicali della stagione post-minimalista europea. Le sue installazioni ambientali, spesso monumentali, ridefiniscono lo spazio espositivo come luogo fisico, drammaturgico e politico. La sua poetica si fonda sull’idea di teatro della realtà: un’arte che interroga la storia, la materia, la memoria collettiva, spesso attraverso strutture sospese, oggetti quotidiani, riferimenti all’iconografia religiosa e al lavoro umano. Negli anni Ottanta e Novanta espone nei principali musei internazionali: Biennale di Venezia, Documenta di Kassel, Centre Pompidou, MoMA PS1, Tate Modern. La sua ricerca si evolve senza mai abbandonare il linguaggio povero e fortemente simbolico, capace di dialogare con l’architettura e il contesto storico dei luoghi in cui lavora, spesso in ex-chiese, arsenali, teatri, fabbriche.

Muore a Roma nel 2017. Il suo lavoro continua a essere letto come una riflessione sulla condizione umana, sulla fragilità e la dignità del vivere, sulla tensione tra storia e contemporaneità. La sua eredità artistica è oggi riconosciuta a livello globale.


