La svolta sociale del MiC: Giuli e la tutela dei lavoratori fragili del cinema

Il ministro interviene al Senato per affrontare la crisi del settore cinematografico, puntando i riflettori su chi lavora dietro le quinte

Il cinema italiano è un’eccellenza culturale, ma anche un ecosistema fragile, sostenuto da migliaia di lavoratori spesso invisibili: tecnici, maestranze, operatori saltuari. È a loro che il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha dedicato un passaggio cruciale durante la sua informativa al Senato, lo scorso 29 luglio. “Occorre tutelare le esigenze di chi, nel settore audiovisivo, è più esposto a precarietà e incertezza”, ha dichiarato, annunciando nuove misure a tutela dei più vulnerabili. Negli ultimi mesi, il comparto ha lanciato l’allarme: la riforma del tax credit – pur necessaria per evitare abusi – ha generato ritardi nei pagamenti e una forte contrazione produttiva, lasciando molti lavoratori senza prospettive. Registi, attori e tecnici hanno scritto al ministro per sollecitare un intervento urgente. In questo scenario, Giuli ha scelto di mettere al centro del dibattito proprio le figure più deboli della filiera.

Tutele concrete per le maestranze e i lavoratori fragili del settore

Giuli ha espresso la volontà di rafforzare gli strumenti di tutela per maestranze e figure tecniche, istituendo tavoli permanenti con sindacati e associazioni di categoria. L’obiettivo? Garantire più stabilità contrattuale, forme di welfare dedicate e un accesso più equo agli incentivi pubblici. “Vogliamo un cinema più forte perché più giusto”, ha detto, sottolineando la necessità di una governance trasparente e inclusiva.

Oltre agli interventi sociali, il ministero ha annunciato un piano di verifica su oltre 200 produzioni finanziate con fondi pubblici. L’idea è chiara: premiare la qualità e la correttezza, penalizzando gli abusi. Ma la sfida sarà coniugare rigore e visione. “Non basta correggere il sistema fiscale – ha ribadito Giuli – serve anche una strategia di inclusione culturale e sociale”. Nel suo discorso, Giuli ha infine rilanciato il ruolo del cinema come “motore di coesione nazionale”. Un’industria che non può più essere solo valutata per i numeri in sala, ma anche per la sua capacità di garantire lavoro, diritti, dignità.