Il 24 luglio 2025, nella Sala del Concordato del Palazzo Lateranense a Roma, è stato firmato un accordo tra la Diocesi di Roma, rappresentata dal cardinale vicario Baldassare Reina, il direttore generale degli Archivi di Stato, Antonio Tarasco, e il direttore dell’Archivio di Stato di Roma, Riccardo Gandolfi. Sarà il rettore mons. Rosario Matera a guidare la gestione della chiesa dopo la riapertura prevista entro la fine del 2025, dopo il completamento dei restauri. L’intesa rinnova l’impegno civile e culturale nel restituire alla collettività uno dei più grandi esempi dell’architettura barocca, rendendo Sant’Ivo alla Sapienza un luogo di “bellezza, memoria e ispirazione” nella città contemporanea.

Un restauro atteso, tra tutela e spiritualità
L’intervento non riguarda solo la chiesa, ma anche il cortile monumentale, il celebre corridoio borrominiano, la Biblioteca Alessandrina e l’accesso per il pubblico. L’obiettivo è restituire alla città un luogo stratificato, dove convivono sapere universitario, memoria archivistica e spiritualità artistica. In un momento in cui Roma si prepara ad accogliere milioni di pellegrini e turisti per il Giubileo, il ritorno di Sant’Ivo assume anche un valore strategico nel ridisegnare la geografia culturale del centro storico. L’obiettivo non è solo conservativo, ma anche culturale e spirituale: restituire alla capitale un luogo di elevazione estetica e riflessione interiore. Durante la cerimonia, il cardinale Reina ha sottolineato come questa operazione sia un gesto concreto di unione tra cultura e culto: “ci spingono verso l’alto in tempi in cui il mondo sprofonda verso il basso”.

Il capolavoro del Barocco firmato Borromini
Costruita tra il 1642 e il 1660 su commissione di Papa Urbano VIII Barberini, Sant’Ivo alla Sapienza è un piccolo gioiello incastonato nel cortile dell’antica Università di Roma, oggi Archivio di Stato. La forma mistilinea dell’edificio nasce dall’unione di due triangoli equilateri, generando una stella a sei punte che proietta lo sguardo verso l’alto, compattando simbolismo e geometria in un effetto architettonico sospeso tra terra e cielo. All’esterno, la lanterna a spirale culmina in una fiamma decorativa di travertino, sormontata da globo, croce e tiara, evocando il faro di Alessandria e l’aspirazione all’infinito; all’interno, la cupola si declina in spicchi mistilinei che confluiscono in un cerchio perfetto, simbolo del divino.



