In un contesto ancora profondamente segnato dal conflitto, la cultura, l’arte resiste. il Pavilion 13, costruito nel 1967 all’interno del complesso Expocenter (VDNG) come vetrina dell’industria carbonifera sovietica, è tornato alla vita, riconvertito in spazio espositivo dedicato all’arte contemporanea grazie alla cooperazione tra ФОРМА (FORMA), studio d’architettura diretto da Iryna Miroshnykova e Oleksii Petrov, e la piattaforma culturale Ribbon International
Da ex padiglione industriale a luogo di sperimentazione culturale
Il ritorno al pubblico di Pavilion 13, avvenuto il 19 giugno 2025, rappresenta una tappa fondamentale per il recupero del patrimonio modernista post-sovietico in Ucraina. L’edificio in stile tardo modernista internazionale, è caratterizzato da una struttura a colonne, facciate vetrate e un nucleo cilindrico collegato a una passerella sotterranea. È stato restaurato mantenendo la sua integrità e rimuovendo stratificazioni successive, rispondendo al principio di “less is more” caro alla riforma architettonica degli anni ‘60.

SHUBIN di Sam Lewitt
L’inaugurazione è stata affidata a Шубін (SHUBIN), un’opera di Sam Lewitt, artista statunitense con base a Berlino, ideata in stretta collaborazione con lo studio ФОРМА. Il titolo richiama il folklore minerario dell’Ucraina orientale: lo “Shubin” è uno spirito ambiguo che abita le miniere, capace di essere protettivo come crudele — figura simbolica che Lewitt reinterpreta in chiave critica rispetto all’estrazione di risorse e alla loro rappresentazione.

La composizione artistica si articola su più livelli. Neon esterni che rielaborano la tipografia sovietica Rublena, in omaggio all’estetica propagandistica originaria. Dopodichè si osservano ricostruzioni scultoree in gesso e acciaio lucido delle vetrine espositive originali. Per finire, all’interno, un video loop immersivo accompagna il visitatore in un volo virtuale attraverso l’architettura del padiglione, integrando suoni industriali e voci che mettono in relazione carbone, acciaio, neon e semiconduttori (materiali cardine nel passaggio dall’industria alla filiera dell’informazione digitale).
Il progetto è accompagnato dal ciclo di incontri Shubin Talks, curato da Maria Noschenko e Kateryna Khimei, che riunisce artisti, studiosi, ingegneri e minatori. Gli appuntamenti affrontano i temi dell’estrazione, della memoria materiale e dei valori culturali connessi alla storia del lavoro e delle risorse, prolungando la riflessione di Lewitt in un confronto interdisciplinare pubblico. La riapertura di Pavilion 13 avviene di pari passo con l’ampio impegno di Ribbon International nel sostenere progetti artistici in Ucraina, nonostante il conflitto. In questi anni, la piattaforma ha sostenuto interventi simbolici come l’allestimento dell’opera di Barbara Kruger su vagoni ferroviari e il riallestimento del piece di Jannis Kounellis (Untitled, 1997) presso l’Università-Mogila di Kiev, in collaborazione con l’Archivio Kounellis di Roma. Prossimamente, anche Ai Weiwei inaugurerà un nuovo progetto a Pavilion 13, commissionato da Ribbon e sviluppato in relazione con ФОРМА, previsto tra settembre e novembre 2025.
Il recupero di Pavilion 13 è quindi più di un restauro architettonico. È segno di rinascita civile e culturale. Qui, sotto le austere vesti dell’edificio sovietico, prende forma una nuova visione di essa.



