Roma, vandalizzato il monumento a Matteotti: distrutte due targhe commemorative

Il gesto avviene a poche settimane dalla chiusura del centenario dell'omicidio di Matteotti da parte dei fascisti. Giuli: «Atto di viltà»

Due targhe del monumento dedicato a Giacomo Matteotti, sul lungotevere Arnaldo da Brescia a Roma, sono state vandalizzate. Tra quelle colpite c’era la lastra con una delle frasi più simboliche del deputato socialista ucciso dai fascisti nel 1924: “Uccidete pure me, ma l’idea che è in me non l’ucciderete mai”. I frammenti della targa, in marmo rosso e lettere di bronzo, giacciono ora sul marciapiede accanto ai resti di un’altra lapide staccata con forza dal terreno. Il monumento, realizzato nel 1974 dall’artista Iorio Vivarelli e più volte danneggiato in passato, si trova in una zona già segnata da episodi di incuria e degrado. Ma questa volta il gesto assume un peso diverso: avviene a poche settimane dalla chiusura delle celebrazioni per il centenario dell’omicidio di Matteotti. E il sospetto che non si tratti solo di vandalismo generico è forte.

Giuli: «Atto di viltà»

Sul posto è arrivato il Ministro della Cultura Alessandro Giuli, visibilmente colpito. «Un atto di viltà che inorridisce la nostra coscienza repubblicana», ha detto ai cronisti presenti. «Auspico che i responsabili vengano trovati», ha aggiunto, mentre dopo aver spolverato la stele ha concluso: «Non è la prima volta? No, ma dovrebbe essere l’ultima». A parlare dei tempi per il ripristino del monumento è stato invece il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, che è intervenuto sull’episodio assicurando che «il restauro delle targhe sarà immediato».

Ipotesi politica sullo sfondo

I carabinieri hanno effettuato un sopralluogo e stanno controllando le immagini delle videocamere di sorveglianza. L’ipotesi di un gesto politico, collegato proprio alla figura di Matteotti e alla sua opposizione al fascismo, è tra le piste al vaglio. Intanto la nipote dello statista, Elena Matteotti, ha criticato il silenzio della premier Giorgia Meloni: «Mi aspettavo un gesto della presidente del Consiglio. Sarebbe un atto doveroso, il minimo che possa fare. Ma dovrebbe andare contro tante cose». E ha aggiunto: «Il fascismo non è mai morto. La figura di Matteotti dà fastidio perché dice la verità. E la verità dà fastidio».

Condanna bipartisan

Dura condanna da tutto lo spettro politico. Oltre a Giuli, sono intervenuti anche i presidenti di Camera e Senato, Fontana e La Russa, il ministro degli Esteri Antonio Tajani («Un attacco alla sua memoria che abbiamo l’obbligo di condannare») e la ministra Casellati («Un oltraggio alla storia, frutto di ignoranza e inciviltà»). Dal centrosinistra, la segretaria del PD Elly Schlein ha portato un mazzo di rose rosse insieme a una delegazione dem. «Un insulto alla memoria di chi ha pagato con la vita la sua battaglia per la libertà», ha detto. Per il leader M5S Giuseppe Conte, si tratta di «un’offesa ai valori su cui si fonda la nostra democrazia». Anche Carlo Calenda ha visitato il sito e il segretario romano di Azione, Alessio D’Amato, ha chiesto l’installazione di nuove telecamere di sorveglianza.