Al via la Biennale delle Dolomiti 2025 tra cultura e paesaggio

SMACH 2025 riflette sull’essenza dell’umano attraverso “CU”, parola ladina che dà forma alla settima edizione

In un tempo dominato dalla velocità e dalla smaterializzazione, SMACH 2025, la Biennale d’arte contemporanea diffusa tra i paesaggi della Val Badia, si concentra su un oggetto umile, arcaico e universale: il “cu”, parola ladina che indica la pietra per affilare la falce. Sarà proprio questo il termine-chiave attorno al quale ruoterà la settima edizione della manifestazione, in programma dal 12 luglio 2025, con 10 opere site-specific realizzate da artisti internazionali e disseminate nel paesaggio dolomitico, dichiarato Patrimonio Mondiale UNESCO.

CU, forma elementare del sapere

Il cu è più di un oggetto funzionale: è gesto, tecnica, memoria. Una pietra grezza, levigata dall’uso e dal tempo, che richiama l’equilibrio sottile tra cultura materiale e astrazione, tra tradizione e resistenza, tra territorio e immaginazione. Ancora oggi, nei prati della Val Badia, ci sono persone che falciano l’erba a mano, affilando le lame con questa pietra silenziosa. Tra di loro, uno dei protagonisti del breve documentario realizzato da Paolo Vinati, etnomusicologo e regista, che ha raccolto storie e gesti destinati a scomparire. Affilare una falce è un atto rituale. Ogni passaggio, ogni suono, ogni movimento conserva un sapere antico che continua a vivere nel corpo, prima ancora che nelle parole.

Gli artisti selezionati per SMACH 2025 sono stati invitati a confrontarsi con CU non come tema da illustrare, ma come punto di innesco per la ricerca artistica. Le opere, tutte site-specific, si integrano nel contesto alpino, interrogano i luoghi e i loro segni, trasformano il paesaggio in esperienza sensoriale e intellettuale. Le dieci installazioni che punteggeranno la valle saranno accessibili attraverso un percorso di visita che è anche un cammino fisico: tra malghe, altipiani, boschi e ruderi, l’arte si offre come spazio di riflessione sul rapporto tra l’uomo e la sua storia, tra la tecnologia e il tempo, tra la memoria del fare e il linguaggio dell’immaginazione.

Dal 2012, SMACH si distingue nel panorama internazionale come una piattaforma per l’arte pubblica e il dialogo interdisciplinare in alta quota. Il termine stesso, “smach” che in ladino significa segno, impronta suggerisce un’arte che lascia tracce, che si misura con il paesaggio e che ne esplora le risonanze culturali. L’edizione 2025 si conferma come un laboratorio esperienziale, dove le opere non solo si vedono, ma si attraversano, si ascoltano, si abitano. In un momento storico che chiede nuove connessioni tra passato e futuro, SMACH offre uno spazio per rallentare, per riflettere, per ricordare che anche una piccola pietra può affilare il pensiero.