Sarà Andreas Angelidakis a rappresentare la Grecia alla 61ª Biennale d’Arte di Venezia, in programma dal 9 maggio al 22 novembre 2026. Nato ad Atene nel 1968, l’artista e architetto ateniese ha una carriera internazionale che abbraccia mostre, progetti site-specific e curatele in istituzioni di primo piano: da documenta 14 al PAC di Milano, dalla Bergen Assembly alla Biennale dell’Immagine in Movimento di Torino.

Nel 2022 ha presentato una delle sue opere più ambiziose, Center for the Critical Appreciation of Antiquity, all’Espace Niemeyer di Parigi, commissionata da Audemars Piguet Contemporary. Parallelamente, ha curato mostre concettualmente pionieristiche come The System of Objects (Deste Foundation, Atene), Super Superstudio (PAC, Milano) e OOO – Object Oriented Ontology (Kunsthalle Basel), confermandosi come voce autorevole della cultura visiva contemporanea.
Escape Room, un’architettura da decifrare
L’installazione proposta da Angelidakis non è una semplice installazione, ma un ambiente esperienziale che invita il visitatore a interrogarsi sul modo in cui storia, rovina, tecnologia e spazio convivono nel nostro tempo. In linea con la poetica dell’artista, Escape Room trasforma l’architettura del padiglione in gioco critico e metafora dell’abitare contemporaneo, mescolando materiali digitali, sculture “morbide” e riferimenti all’antichità greca. Noto per le sue “rovine soffici”, l’artista realizza elementi architettonici ricreati in forma di cuscini giganti, che da oggetti statici diventano esperienze fisiche da abitare, muovere e ri-significare.



Il Padiglione della Grecia, collocato nei Giardini della Biennale, si presta perfettamente alla riflessione proposta da Escape Room: un edificio storico del 1934 reinterpretato dall’interno per riflettere sulle “stanze” del tempo, sullo spazio sociale e sull’identità culturale nel XXI secolo. Angelidakis rompe così la linearità della narrazione espositiva trasformando il padiglione in una sequenza interattiva, tra rovina e ricostruzione, memoria e simulazione. Il progetto si preannuncia così tra i più stimolanti della Biennale di Venezia 2026. L’Escape Room sarà molto più di una semplice “fuga”: sarà un invito a restare, esplorare, decostruire e, forse, ripensare l’abitare come atto culturale e politico.


