Tra il canto degli uccelli e le ombre fresche di Villa Borghese è stata inaugurata alla Loggia dei Vini la terza tappa di LAVINIA, un progetto che intreccia arte contemporanea, architettura, restauro e storia urbana. Un percorso fatto di fasi differenti, come i gusti di un gelato che di volta in volta vengono associati, che restituisce una nuova vita e una differente visione a uno degli spazi nascosti e dimenticati di Roma, ma che meritano di essere conosciuti.
L’esposizione non è una mostra nel senso classico del termine, è in costante evoluzione: alcune opere restano, altre cambiano, altre ancora tornano, tutto questo grazie all’alchimia che si crea tra loro. A curare il progetto è Salvatore Lacagnina, con il supporto della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, l’organizzazione di Zètema e la partecipazione di Ghella, che finanzia il restauro triennale della Loggia seicentesca nell’ambito del programma R.O.M.A. L’arte, qui, si fa chiave di lettura di un luogo in trasformazione.

Costruita tra il 1609 e il 1618 per volontà di Scipione Borghese, la Loggia dei Vini era il luogo in cui, come suggerisce il nome, venivano serviti vini e sorbetti e in cui la novità romana viveva momenti conviviali. Ed è questo che ha portato ad associare a ogni inaugurazione, nonché a ogni fase del progetto, un gusto di gelato creato per l’occasione, secondo la stagione. In questo caso è stato proposto mango e sesamo nero: dolce e pungente, morbido e tostato. Un omaggio ai sorbetti che venivano serviti nella Loggia nei secoli passati, ma anche un modo per restituire al pubblico un frammento sensoriale di Roma, tra archeologia dei sapori e nuove pratiche partecipative. Con LAVINIA, la Loggia torna a essere luogo di incontro, con nuovi linguaggi e nuove presenze artistiche.
La scelta del nome dell’iniziativa è un omaggio a Lavinia Fontana (1552 – 1614), pittrice bolognese del Cinquecento, considerata una delle prime artiste donne riconosciute dalla storia dell’arte e presente nella collezione di Galleria Borghese. È una dedica il cui scopo è rileggere il passato con uno sguardo al futuro, in cui l’arte contemporanea si fa ponte tra epoca e sensibilità differenti. Protagonisti dell’edizione estiva del 2025 sono Jimmie Durham (1940 – 2021) e Monika Sosnowska, le cui opere site specific si aggiungono ai lavori già presenti di Ross Birrell & David Harding, Enzo Cucchi, Piero Golia, Gianni Politi, Johanna Grawunder.

Jimmie Durham artista multidisciplinare, poeta e attivista americano, figura centrale dell’arte contemporanea e nella riflessione sul linguaggio, il potere e l’identità. Con l’opera postuma, situata nel loggiato, Jimmie Durham: And Now, So Far In The Future That No One Will Recognize Any Of My Jokes (revisited), l’iterazione rivisitata di un progetto ideato nel 2022 per la Fondazione Morra Greco di Napoli che propone una narrazione obliqua e stratificata del suo lavoro artistico e del pensiero critico che lo ha animato. Il lavoro riunisce sculture provenienti dalla Collezione della Fondazione Morra Greco di Napoli, oggetti, libri della biblioteca di Durham, selezionati da Maria Thereza Alves, video e documenti che dialogano con una serie di poesie scelte dalle sue pubblicazioni e tradotte in italiano da Sacha Piersanti, amplificano il respiro del lavoro, rivelandone la forza umana e politica. Un intervento che mette in luce l’interesse e l’attività critica di Durham sul linguaggio e sull’’architettura intesa come dispositivo normativo.
Accanto a lui, Monika Sosnowska (1972) presenta Recinzione (2025), un intervento scultoreo site-specific sulla ringhiera della Loggia. L’artista polacca, nota per la sua capacità di deformare elementi architettonici in forme emotive e instabili, trasforma la barriera in linea poetica: un confine che si piega, che respira, che ascolta. Modificando un elemento architettonico funzionale in una scultura site specific, l’opera introduce una riflessione sulla relazione tra permanenza e trasformazione. Il lavoro scultoreo di Sosnowska si basa sull’appropriazione e la manipolazione di materiali da costruzione travi d’acciaio, cemento, tondini di ferro e tubi che perdono la loro funzione originaria per assumere nuove configurazioni formali.

I due nuovi lavori si aggiungono agli interventi già realizzati nella prima fase del progetto: la maniglia ideata dalla stessa Monika Sosnowska, nell’altra fase del progetto, per aprire il cancello d’ingresso; le sedute gialle e dalle forme irregolari di Gianni Politi situate nel giardino di pertinenza della Loggia, sulle quali ci si può sedere, stendere, prendere una pausa e riposarsi, sono rivisitate per questa terza fase; la fontana d’acqua infinita, quasi magica, di Piero Golia, il quale ha riportato l’acqua nella struttura; la leggendaria lupa della scultura di Enzo Cucchi, un sorta di grata che, situata sotto la scalinata d’accesso allo spazio, protegge ed esalta la nicchia al cui interno si trova il ninfeo, con la scultura di un torso maschile reclinato su un fianco, lasciando intravedere cosa c’è all’interno.
Completano il percorso l’installazione luminosa di Johanna Grawunder che avvolge di luce le mura di contenimento e il sentiero Dante Desire Line Poetry Path di Ross Birrell & David Harding, che accompagna i visitatori con le parole di Dante, guidandoli dal cancello di via dell’Uccelliera, verso la Loggia: sulle mattonelle sono incise, in un senso in italiano e nell’altro in inglese, le parole di un frammento della Vita Nuova del Sommo Poeta.
A catturare l’attenzione è una classica palina gialla e bianca ATAC, posta vicino l’ingresso al loggiato: “Prossima Fermata…LAVINIA”, un segnale temporaneo di una nuova fermata. LAVINIA non è la fermata che porta al lavoro, a fare shopping, al cinema o a visitare una mostra. LAVINIA è la fermata del tram dell’immaginazione. E sulla quale non sono indicati i bus che passano, ma i diversi gusti di gelati, uniti alle varie fasi del progetto, che vengono aggiunti di volta in volta. LAVINIA non è solo mostra, ma pratica di valorizzazione. Ogni fase del progetto accompagna un intervento di restauro del sito. Le loro opere, permanenti o temporanee, raccontano una Roma che non si limita a conservare, ma sperimenta e rigenera.


Questo terzo capitolo sarà aperto al pubblico fino al 21 settembre 2025.


