Viaggio horror nel museo dei serial killer

Nel centro di Firenze, lo spazio espositivo conduce il visitatore attraverso la storia del crimine dal Medioevo ai giorni nostri, lungo un percorso unico nel suo genere

Conoscere le storie inquietanti dei serial killer più conosciuti della storia, entrare nella loro mente (un po’ come Jennifer Lopez nel film “The Cell”), scoprire il luoghi dove hanno vissuto e, soprattutto, “rivivere” la scena del crimine. Sempre con attenzione alla storia delle vittime, però, nonché a quella dei loro famigliari condannati a vita. «L’intento è far riflettere di fronte a un fenomeno che, purtroppo, non esclude nessuno di noi», spiegano gli organizzatori della mostra permanente al Serial Killer Museum di Firenze. Uno spazio in pieno centro storico, la cui avventura comincia nel 2005, dopo varie esperienze di collaborazione nell’approntare aree espositive come il Museo della tortura e il Museo delle streghe e della tortura. «Lo scopo? Realizzare attività culturali in cui importanti temi di attualità si avvalgono del supporto di accurate documentazioni storiche». Fin dall’ingresso al Serial Killer Museum si comprende il “punto di vista” della mostra. E un pannello recita: «L’uomo assassino è un concetto filosofico e psicologico che esplora la natura umana legata alla violenza e all’omicidio». Introducendo dodici incontri ravvicinati.

Come quello con Jeffrey Dahmer, protagonista di una delle vicende criminali più agghiaccianti del secolo. Noto come il mostro di Milwaukee, Dahmer uccise brutalmente 17 ragazzi e mangiò parte dei loro corpi. Restando negli Stati Uniti, ecco Albert Fish. Conosciuto anche come l’uomo grigio, il vampiro di Brooklyn o il maniaco della luna, ostentò di aver molestato oltre 400 bambini e di averne uccisi più di 100. E ancora, Ed Gein – il macellaio di Plainfield –, tra i primi serial killer a sconvolgere gli Usa nonché uno degli assassini più “citati” nei film al cinema: da Psycho (1960) a Non aprite quella porta (1974) a Il silenzio degli innocenti (1991). 

Sempre negli Usa, ecco il killer delle studentesse Edmund Kemper, autore di molteplici omicidi di donne (tra cui sua madre, alla quale tagliò la testa). Ma anche John Wayne Gacy (“killer clown”): ritenuto responsabile di almeno 33 omicidi, si dilettava saltuariamente come intrattenitore alle feste per bambini indossando panni da pagliaccio col nome d’arte di Pogo. E ancora, Aileen Wuornos – l’assassina dell’autostrada – considerata tra le serial killer donna più crudeli di sempre. Fino a un caso più recente come quello di James Eagan Holmes, il 24enne che pistola in pungo entrò nel cinema di una cittadina del Colorado durante la prima del film “Il cavaliere oscuro: il ritorno”, uccidendo 12 persone e ferendone 50 (tra cui molti bambini). 

Dagli Usa alla Colombia: qui il Serial Killer Museum di Firenze presenta la storia della “bestia” Luis Garavito, autore di una delle pagine più nere della cronaca colombiana. Cresciuto con tendenze al suicidio e problemi legati all’alcolismo, Garavito abusò di minori ed uccise con un machete le proprie vittime. Infine tra i casi trattati – ed esposti in modo dettagliato – ci sono quelli di Andrej Romanovič Čikatilo, l’Hannibal Lecter russo (si ritiene che abbia aggredito, violentato, mutilato e assassinato almeno cinquanta persone tra donne e bambini), di Elizabeth Báthory, la contessa sanguinaria e dell’Europa orientale arrestata nel 1610 dopo aver torturato e ucciso oltre seicento ragazze, di Leonarda Cianciulli – la “saponificatrice” di Correggio (Reggio Emilia), che tra il 1939 e il 1940 tolse la vita a tre donne a colpi di scure. Al processo spiegò di aver sciolto i corpi delle vittime nella soda caustica, per ricavarne del sapone – e di Pietro Pacciani, tra i personaggi chiave del caso del mostro di Firenze, un’indagine su una serie di delitti seriali in Toscana tra il 1968 e il 1985.

È bene evidenziare che, oltre le riproduzioni a grandezza naturale di alcuni dei più famosi – meglio ancora, famigerati – “mostri”, ogni caso trattato viene presentato al visitatore anche attraverso sistemi di audio guida, videofilmati e ambientazioni scenografiche fedelmente ricostruite. Il percorso così strutturato permette quindi di rivivere le atmosfere del tempo, calarsi nella storia e comprendere a fondo ogni sfumatura. Offrendo l’opportunità di calarsi in un’atmosfera realistica. Sempre però con in mente le parole dello psichiatra e antropologo Cesare Lombroso: «L’istinto omicida è come il fuoco che sta sotto la cenere ed esplode alla prima scintilla».