Trump alza i cancelli nei parchi nazionali con tariffe più alte per gli stranieri

Il 3 luglio 2025, durante le celebrazioni per il 250° anniversario della fondazione degli Stati Uniti, il presidente Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che alza i prezzi d’ingresso nei parchi nazionali per i visitatori stranieri. Una mossa presentata come un provvedimento per “migliorare l’accessibilità” per i cittadini americani. In un comizio in Iowa Trump ha dichiarato: «Per questo anniversario, ho appena firmato un ordine per aumentare i biglietti d’ingresso per i turisti stranieri, mantenendo bassi i prezzi per gli americani… I parchi nazionali riguarderanno l’America First.»

Con questa mossa, Trump ha incaricato il Segretario dell’Interno Doug Burgum di ideare una strategia per introdurre una sovrattassa sui pass (“America the Beautiful” e altri permessi) destinata esclusivamente ai non residenti.

Più fondi, meno equità

Per quanto riguarda le entrate aggiuntive, si prevedono circa 90 milioni di dollari all’anno provenienti dalle nuove tariffe per stranieri, mirati a colmare il crescente backlog di manutenzione (stimato tra 14,9 e 22,9 miliardi di dollari).

L’ordine prevede che i cittadini statunitensi ottengano “trattamento prioritario” nei sistemi di prenotazione, nelle lotterie per campeggio e nei permessi, garantendo loro una migliore accessibilità in alta stagione. La logica dietro a questo provvedimento sarebbe che “gli americani già sostengono i parchi con le tasse, mentre i turisti internazionali non contribuiscono fiscalmente”.

Revoca delle direttive DEI del 2017

Nello stesso ordine esecutivo, Trump ha annullato la direttiva di Barack Obama del 12 gennaio 2017, che promuoveva “diversità e inclusione” nei parchi, nelle foreste nazionali e nelle altre aree pubbliche.
Questa scelta si inserisce in una più ampia strategia amministrativa. Da gennaio 2025 infatti, numerosi uffici e programmi federali legati a DEI (Diversità, Equity, Inclusione, Accessibilità) sono stati chiusi o smantellati.

La decisione di rendere i parchi nazionali americani meno accessibili agli stranieri appare miope e profondamente divisiva. Separare l’accesso in base al passaporto tradisce infatti lo spirito originario di questi spazi, nati per accogliere, educare e unire. Invece di celebrare l’America, questa decisione la isola. E così, mentre si annunciano festeggiamenti per i 250 anni del Paese, si spegne un po’ dello spirito libero su cui era nato.