Sono oltre 4.000 le firme, tra cui quelle di importanti figure del mondo culturale, arrivate grazie alla petizione pubblicata lanciata da Open House e indirizzata al Ministero della Cultura per salvare uno dei luoghi più visionari dell’arte contemporanea, la Casa Studio di Luigi Serafini, chiedendo che lo spazio venga riconosciuto come bene culturale di interesse nazionale e messo sotto tutela. Situata nel cuore di Roma, a due passi dal Pantheon, la Casa Studio è molto più di un’abitazione, ma una vera e propria è un’opera abitabile, creata dall’artista a partire dal 1987: un ambiente visionario dove pittura, scultura, design e architettura si intrecciano, dando vita a un’esperienza immersiva irripetibile, che riflette lo spirito e l’immaginario dell’artista.




L’edizione 2025 di Open House Roma ha visto l’apertura eccezionale al pubblico di questo luogo straordinario: oltre 1.000 visitatori hanno varcato la soglia dello studio, testimoniando l’interesse e l’affetto che la comunità nutre per questa realtà fuori dal comune. Lo sfratto, avviato dal Sovrano Ordine di Malta – proprietario dell’immobile – è stato temporaneamente sospeso dalla Corte d’Appello di Roma, che ha riconosciuto il valore “estetico-culturale” della Casa. Ma la sospensione è solo una misura cautelativa, e il rischio di smantellamento resta concreto. «Salvare la Casa Studio di Luigi Serafini – hanno spiegato i promotori – significa garantire la sopravvivenza di un luogo dove l’arte vive, si trasforma e continua a ispirare. Non possiamo permettere che venga cancellato per sempre».





Luigi Serafini e l’opera d’arte abitabile
L’autore del celebre Codex Seraphinianus ha realizzato l’abitazione a partire dal 1987, frutto di oltre trent’anni di lavoro e trasformazione continua. Serafini l’ha concepita come un’estensione del proprio immaginario, un laboratorio creativo in cui pittura, scultura, architettura e design si fondono in un’esperienza immersiva e surreale. Fin dall’inizio, l’artista concepisce gli spazi non come ambienti da arredare, ma come superfici da scolpire, dipingere, modificare. Ogni elemento – pareti, soffitti, arredi – viene reinterpretato con un approccio creativo che mescola arte, artigianato, design e architettura, riflettendone lo spirito libero e visionario.

Il Codex Seraphinianus
Pubblicato per la prima volta nel 1981, il Codex Seraphinianus di Luigi Serafini è un’enciclopedia immaginaria illustrata che descrive un mondo fantastico attraverso testi scritti in una lingua inventata e indecifrabile. Composto da centinaia di tavole minuziosamente illustrate, il Codex si articola in sezioni che parodiano le categorie classiche del sapere umano – dalla flora e fauna a usi, costumi e tecnologia – ma in forme oniriche, surreali, spesso disturbanti.
Le immagini, ricche di dettagli simbolici, sembrano evocare significati nascosti o archetipici, pur rifiutando una lettura univoca. Tra le tavole più celebri vi sono quelle di esseri umani che si trasformano in coccodrilli, piante con funzioni architettoniche, e oggetti che sembrano fondere natura e macchina. L’opera è spesso interpretata come una riflessione sul linguaggio, la percezione e l’alienazione culturale, in quanto riproduce la struttura di un’enciclopedia scientifica ma la svuota di significato razionale, mettendo in discussione la possibilità di una vera comprensione del mondo. Serafini ha dichiarato che la scrittura del Codex non segue alcun codice cifrato, ma è una scrittura automatica, più vicina al disegno che alla lingua: un’icona del mistero dell’interpretazione, dove l’immaginazione prende il posto della logica.





