Massy si prepara ad accogliere il nuovo Centre Pompidou Francilien

Il Centre Pompidou si espande a sud di Parigi e Massy si prepara a diventare il nuovo snodo dell’arte contemporanea francese

Mentre il celebre edificio del Centre Pompidou a Parigi si prepara a chiudere temporaneamente per un’importante fase di restauro, a circa venti chilometri dalla capitale francese prende forma un nuovo polo culturale d’eccellenza. L’apertura del Centre Pompidou Francilien – Fabrique de l’Art è prevista per l’autunno 2026 a Massy, nel dipartimento dell’Essonne. Promettendo di diventare un punto di riferimento per la conservazione, il restauro e la diffusione dell’arte contemporanea e moderna.

Nuova strategia territoriale

La struttura si estende su una superficie di 30.000 metri quadrati. Progettata dallo studio PCA-Stream dell’architetto Philippe Chiambaretta, questa “fabbrica dell’arte” sarà il principale centro logistico e creativo del Musée National d’Art Moderne. Comprenderà spazi dedicati a laboratori didattici, esposizioni temporanee, attività culturali e un belvedere panoramico accessibile al pubblico. La sua architettura, slanciata e lineare, si sviluppa invece in orizzontale, rievocando le proporzioni del Centre Pompidou parigino, ma con un’impronta più coesa nel paesaggio naturale circostante.

Durante una recente visita ufficiale al cantiere, la ministra della Cultura Rachida Dati, accompagnata da esponenti delle istituzioni locali come Valérie Pécresse e François Durovray, ha sottolineato l’importanza di questo progetto per la democratizzazione dell’accesso alla cultura. “Possiamo costruire il più bel Pompidou del mondo, ma se non coinvolgiamo chi vive a Massy, resterà solo una cattedrale nel deserto”, ha dichiarato.

Un centro funzionale per custodire e valorizzare

Il nuovo complesso non sarà solo un luogo di stoccaggio per le collezioni del Centre Pompidou e del Musée Picasso. Ospiterà infatti tra le 150.000 e le 200.000 opere, protette da sistemi tecnologici avanzati per garantire condizioni ottimali in termini di umidità, temperatura, sicurezza e conservazione. L’edificio è in gran parte ispirato al principio della modularità, ed è stato pensato come una griglia tridimensionale che razionalizza gli spazi secondo le necessità specifiche di ogni opera (prendendo in considerazione peso, fragilità e dimensioni).

Al primo piano saranno situati i laboratori per il restauro, le aree di ricezione e movimentazione delle opere e spazi didattici per il pubblico giovane. Il secondo piano sarà invece dedicato a eventi, ed esposizioni, comprendendo una terrazza e un grande schermo per proiezioni e performance. Un maxischermo sulla facciata permetterà inoltre la fruizione esterna di contenuti artistici, trasformando i prati intorno al centro in un’arena operativa. In controtendenza rispetto alla monumentalità urbana del Beaubourg parigino, il nuovo polo è pensato per connettersi con il paesaggio, si apre per questo su un lago e un parco.

Nuova centralità per il Temple de l’Art

Il progetto ha richiesto un investimento complessivo di 105 milioni di euro, di cui il 40% sostenuto dagli enti territoriali. Si tratta di un partenariato pubblico che permette al Centre Pompidou di non gravare ulteriormente sul bilancio statale, già impegnato nella ristrutturazione della sede parigina. Il nuovo centro rappresenterà circa il 6% del budget annuo dell’istituzione.

La nascita di questo nuovo spazio risponde anche alla crescita straordinaria della collezione del Musée National d’Art Moderne, che è passata da 16.600 opere nel 1977 a oltre 125.000 oggi. Secondo Xavier Rey, direttore del Centre Pompidou, la Fabrique de l’Art sarà fondamentale per permettere a queste opere di avere una crescente circolazione. La ministra Dati ha confermato l’intenzione di rafforzare infatti le politiche di acquisizione e promozione dell’arte francese nel mondo, trasformando Massy in un vero polo di diffusione globale per l’arte contemporanea. Così, è una periferia proiettata verso il futuro a diventare il nuovo rifugio de l’art contemporain.