Il Corridoio Vasariano, voluto da Cosimo I de’ Medici nel 1565 per collegare Palazzo Vecchio a Palazzo Pitti passando sopra il Ponte Vecchio attraverso gli Uffizi, ha subito, nel corso del Novecento, interventi drammatici – dalle devastazioni belliche alla modifica post-bombardamenti. Restaurato e riaperto al pubblico il 21 dicembre 2024 dopo otto anni di lavori, il corridoio è tornato a ripopolarsi di arte grazie a un nuovo allestimento che reintroduce oltre cinquanta busti romani, capolavori della ritrattistica imperialistica.


Tra le sculture esposte spiccano figure emblematiche come Augusto, Antonino Pio e Commodo, ma non mancano volti di intellettuali come Cicerone e di imperatrici quali Faustina e Sabina. Alcuni busti risalgono persino all’età augustea e a quell’epoca tardo-repubblicana, includendo raffigurazioni di Giulia (figlia dell’imperatore Tito), Marco Aurelio, Adriano e persino Nerone.

Percorrere il Corridoio Vasariano oggi significa camminare su quasi un chilometro di storia, dalla scelta architettonica rinascimentale, all’esposizione scultorea, fino alla vista mozzafiato sull’Arno e sul Ponte Vecchio. In questo scenario i busti romani svolgono una funzione duplice: estetica e pedagogica, invitando a riflettere sulle radici comuni della civiltà europea.
Un allestimento storico e simbolico
Le opere, fino al 1993 collocate lungo il secondo piano degli Uffizi, erano state rimosse per seguire i criteri settecenteschi di presentazione, accedendo ai depositi dopo una grande riorganizzazione. Il nuovo progetto, diretto da Simone Verde nell’ambito del piano Futuro nell’Antico, mira a valorizzare il collezionismo archeologico mediceo e ridare importanza a queste opere storiche. L’allestimento segue un’impostazione settecentesca: i busti sono esposti in gruppi di tre, con un soggetto frontale di dimensioni maggiori al centro, su colonne di marmo di Carrara che ripropongono la magnificenza originale.

Aver rimesso in piedi questo nucleo di sculture significa non solo ripristinare un’estetica perduta, ma soprattutto ricostruire un dialogo tra Firenze e il mondo romano antico. Luigi Lanzi, storico direttore degli Uffizi nel Settecento, ne aveva catturato l’importanza: acquistandoli sul mercato antiquario per la collezione medicea, li aveva disposti lungo il corridoio come simbolo di erudizione e prestigio. Oggi il percorso valorizza questa storia, restituendo al pubblico una testimonianza diretta del rapporto tra Firenze e Roma, tra granducato e impero.


