Riemersi dal Mediterraneo i blocchi perduti del Faro di Alessandria

Dopo 2.300 anni sul fondo del mare, riemergono i monumentali blocchi del leggendario Faro di Alessandria, una delle sette meraviglie del mondo antico

Dopo oltre 2.300 anni trascorsi sul fondo del porto orientale di Alessandria, ben 22 giganteschi blocchi di pietra calcarea e granito (ciascuno fra le 70 e le 80 tonnellate) sono stati riportati in superficie. Si tratta di elementi che un tempo facevano parte dell’ ingresso del Faro di Alessandria. Fra questi, stipiti e architravi della porta, soglie, lastroni di fondamenta e persino un raro pilone in stile egizio, fino ad ora sconosciuto.

Un’operazione da record

L’intervento è stato curato dal progetto PHAROS, guidato dalla ricercatrice Isabelle Hairy del CNRS/CEAlex, sotto l’egida del Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano. È il culmine di decenni di esplorazioni subacquee iniziate già negli anni ’90 da Jean‑Yves Empereur, che avevano già portato alla luce oltre 100 frammenti, digitalizzati in ambienti 3D. È stato un complesso sforzo logistico e tecnico. I blocchi sono stati estratti dal fondale, issati in superficie e trasferiti su piattaforme galleggianti, dove saranno poi sottoposti a scansione fotogrammetrica ad alta definizione.

Un puzzle digitale per ricostruire un mito

Dopo la scansione, ingegneri volontari della Fondazione Dassault Systèmes utilizzeranno simulazioni al computer per ricomporre virtualmente le strutture. L’obiettivo sarà quello di riprogettare l’intero edificio, testerne la stabilità, comprendere le cause del collasso e restituire al pubblico un autentico tuffo nella maestria architettonica ellenistica.

Il Faro di Alessandria, edificato tra il 284 e il 246 a.C. da Ptolemi (astrologo, astronomo e geografo egizio), fu una delle sette meraviglie del mondo antico, alto oltre 100 m e dotato di un enorme specchio-fornace alla sommità. Definito il “primo grattacielo della storia”, guidò i marinai per oltre 1.600 anni, fino a crollare a causa di una serie di violenti terremoti tra il X e il XIV secolo.

Uno sguardo alla storia e alla cultura

Il ritrovamento permetterà agli storici, archeologi, storici dell’arte, numismatici e ingegneri di confrontare modelli antichi (testimonianze scritte, monete, descrizioni di viaggiatori) con i dati reali dei manufatti. Il risultato sarà un faro virtuale, ricostruito con molto rigore scientifico, che potrà essere visitato virtualmente da studiosi e appassionati di tutto il mondo.

Questa scoperta rappresenta una riconnessione concreta con un passato che sembrava ormai irraggiungibile. I blocchi del Faro di Alessandria ricordano quanto il patrimonio culturale sia fragile, ma anche capace di resistere al tempo e ai cataclismi. Oggi, grazie alla sinergia tra tecnologia, ricerca e volontà di custodire, si può andare oltre allo studio teorico di ciò che fu, ma anche restituirgli una forma.