Nel 2026 il Cimam svolgerà per la prima volta la sua conferenza annuale in Africa

Dopo 64 anni di attività, sarà la National Gallery of Zimbabwe a ospitare la 58ª conferenza annuale del Cimam. Tra i temi al centro dell’edizione: decolonizzazione, restituzioni e nuovi modelli museali

Per la prima volta dalla sua fondazione, il Comitato Internazionale per i Musei e le Collezioni d’Arte Moderna (Cimam) terrà la sua conferenza annuale in Africa. L’annuncio è stato dato a Barcellona, in occasione di un incontro speciale organizzato per celebrare i vent’anni dalla creazione della sede esecutiva nella città catalana. La 58ª edizione dell’evento si svolgerà nel 2026 presso la National Gallery of Zimbabwe, ad Harare. Si tratta di una scelta storica che riflette l’impegno dell’organizzazione nel promuovere un dialogo artistico globale sempre più inclusivo.

Una scelta senza precedenti

Per la prima volta nei suoi 64 anni di attività, il Cimam organizzerà la sua conferenza annuale in una nazione africana. Il Paese africano è stato scelto per la sua vitalità culturale e per la relativa stabilità politica e sociale, nonostante la complessa transizione postcoloniale che lo ha condotto all’indipendenza nel 1980. L’evento, organizzato da CIMAM, è sostenuto dalla Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT e dalla Fondazione CRT, ed è curato dal Comitato dei Contenuti, in collaborazione con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, la Fondazione Torino Musei ed il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, con la partecipazione di musei e istituzioni della città.

L’annuncio è stato dato il 24 giugno 2025 da Suhanya Raffel, direttrice del museo M+ di Hong Kong e presidente del Cimam fino al 2025, durante un evento nella residenza del collezionista Han Nefkens a Barcellona. La scelta della sede africana arriva dopo una lunga riflessione interna: già l’anno precedente si era considerata questa possibilità, poi rimandata per affidare all’Italia la conferenza del 2025. La città scelta per quell’edizione è Torino, che dal 28 al 30 novembre accoglierà oltre 300 partecipanti da tutto il mondo. «Torino offre una scena artistica dinamica, capace di dialogare con il patrimonio storico», ha spiegato Raffel, sottolineando come l’evento favorisca la promozione delle realtà artistiche locali e la creazione di reti professionali internazionali.

L’Africa al centro della conferenza del Cimam

L’approdo in Africa della conferenza segue quello nel 2025 nella città di Torino. A questo proposito, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, membro del Board di CIMAM, ha dichiarato: «Siamo lieti di ospitare la Conferenza Annuale di CIMAM a Torino, dove svilupperemo una riflessione collettiva tra il Comitato Scientifico e i relatori esterni su come l’arte e la cultura possano ancora plasmare il nostro futuro. Torino ha incarnato, attraverso secoli di storia, l’importanza della cultura per la società umana. Torino è una città laboratorio in cui l’approccio teorico si trasforma in pratica. Insieme alla comunità artistica transnazionale che CIMAM rappresenta, vorremmo ragionare sulle trasformazioni strutturali nel nostro settore, sui nuovi inizi che possiamo pensare e sulle nuove alleanze, anche con il settore economico, per garantire una posizione centrale dell’arte e della cultura nella nostra società».

Quanto al progetto africano, a guidarlo sarà Raphael Chikukwa, direttore della National Gallery of Zimbabwe, figura di riferimento della scena culturale del continente. Già curatore della partecipazione dello Zimbabwe alla Biennale di Venezia dal 2011, Chikukwa è anche tra i beneficiari del programma di borse di studio del Cimam. «L’Africa deve raccontare la sua storia ed essere ascoltata nel suo contesto. Per troppo tempo la nostra storia è stata raccontata da altri», ha dichiarato, giunto a Barcellona dopo un viaggio complicato a causa della chiusura dello spazio aereo nordafricano.

Secondo Chikukwa, ospitare la conferenza in Zimbabwe non solo valorizzerà l’arte contemporanea locale, ma avrà anche un impatto economico rilevante, in particolare sul turismo culturale. «Il modello coloniale che segnò la nascita dei nostri musei è superato. Dopo aver colonizzato, l’Occidente non può anche arrogarsi la decolonizzazione: l’Africa deve decidere come farlo, riflettere sul suo passato, rivisitarlo, creare nuove narrazioni e istituire nuovi modelli», ha affermato. Il direttore ha ricordato anche la fondazione nel 1962 dell’Icac, il Congresso Internazionale della Cultura Africana, avvenuta in parallelo alla nascita del Cimam, con il sostegno di figure come Alfred Barr e Roland Penrose.

I temi dell’edizione africana

Tra gli argomenti che saranno trattati durante la conferenza del 2026, uno dei più rilevanti sarà il tema delle restituzioni. Chikukwa è da tempo coinvolto nei processi di negoziazione per il rientro in Africa di opere, reperti archeologici, archivi e resti umani sottratti durante il colonialismo e oggi conservati in musei occidentali. «Le restituzioni sono un tema chiave per il processo di decolonizzazione. Molti Paesi si basano su pretesti assurdi per non rendere le opere richieste. Se siamo etichettati come popoli primitivi, perché non sono disposti a restituire i nostri oggetti? Se i nostri antenati sono stati capaci di crearli noi siamo in grado di conservarli», ha dichiarato.

Attualmente, il Cimam conta circa mille membri in novanta Paesi, di cui ventiquattro africani e otto dallo Zimbabwe. L’indipendenza culturale, per Chikukwa, ha la stessa importanza di quella politica ed economica. L’obiettivo dichiarato della conferenza africana è dunque quello di contribuire a ridefinire il ruolo dei musei nel continente, favorendo un dialogo autentico e senza filtri tra i professionisti dell’arte di tutto il mondo.