Un anno e mezzo dopo l’apertura ad ottobre 2023, il Museu de l’Art Prohibit di Barcellona nato nella storica Casa Garriga Nogués grazie all’imprenditore Tatxo Benet, ha annunciato la chiusura indefinita a partire dal 27 giugno 2025. “L’unica istituzione al mondo dedicata all’esposizione di opere d’arte proibite chiude i battenti con l’obiettivo di trasformarsi in una collezione nomade, con mostre itineranti in tutto il mondo. Una collezione che rimarrà viva e continuerà a rappresentare un punto d’incontro per affrontare la censura” si legge da pochi giorni sulla pagina ufficiale.
Le motivazioni ufficiali parlano di un crollo degli introiti, con una riduzione del 75% delle entrate e un -95% nelle previsioni di crescita, dovuti a un serrato picchetto e sciopero avviati a febbraio dal sindacato SUT, che rivendicava migliori condizioni per il personale in appalto. Secondo la visione del museo, le proteste e le “coazioni e ingiurie” verso il pubblico e i lavoratori interni hanno reso l’attività “insostenibile”, nonostante una sentenza favorevole avesse dichiarato regolare l’operato del museo.
Si tratta sicuramente di un duro colpo per il panorama culturale catalano: l’Amministrazione comunale di Barcellona ha espresso “rammarico per la chiusura di uno spazio alternativo e critico”, sottolineando quanto il museo fosse “originale e singolare”, e già inserito nel circuito artistico cittadino.

Museu de l’Art Prohibit, censurata anche la censura
Ad essere accolte nei suoi spazi, opere censurate, proibite o denunciate per motivi politici, sociali e religiosi in un determinato momento storico, dal XVIII secolo ai giorni nostri. Tra queste, piccole scatole di fiammiferi del collettivo argentino Mujeres Públicas, la scultura Not dressed for conquering/HC04 di Ines Doujak, raffigurante una figura maschile identificabile come Juan Carlos I, e l’iconico Shark dell’artista ceco Davic Cerny. Altre opere esposte includevano Caprichos di Goya, un disegno di Gustav Klimt,
Suite 347 di Pablo Picasso, così come fotografie di Robert Mapplethorpe, Mao di Andy Warhol, Always Franco di Eugenio Merino, McJesus di Jani Leinonen, Filippo Strozzi in Lego dell’artista cinese Ai Weiwei e
Smiling Copper di Bansky.





