Manifesta 16, la biennale europea sbarca nella Ruhr per ripensare il futuro urbano

La Biennale torna in Germania dopo l’edizione di Francoforte nel 2002. Tra le tematiche chiave, il riuso delle chiese tedesche come nuovi spazi culturali e civici

Dal 21 giugno al 4 ottobre 2026, la regione tedesca della Ruhr ospiterà Manifesta 16, la prossima edizione della Biennale Nomade Europea. L’evento si concentrerà sulla rigenerazione di spazi religiosi dismessi e sulla progettazione urbana partecipata, con un forte coinvolgimento delle comunità locali.

Manifesta 16, tra post-industria e rigenerazione

Nel 2026 Manifesta torna in Germania scegliendo come scenario la regione della Ruhr, uno dei più significativi distretti post-industriali del continente. La Biennale Nomade Europea animerà questo territorio storicamente legato all’industria pesante con un programma artistico e urbano che affronta le sfide della riconversione e dell’abitare contemporaneo. Dopo aver attraversato luoghi emblematici come Palermo, Marsiglia, Pristina e Barcellona, la sedicesima edizione conferma il modello site-specific della manifestazione fondata nel 1996 da Hedwig Fijen, che in ogni città ospitante affronta questioni cruciali del presente attraverso pratiche artistiche e partecipative.

In passato, Manifesta ha indagato i traumi post-coloniali e la convivenza etnica, mentre nell’edizione spagnola del 2024 ha coinvolto dodici comuni in un’area di oltre 3.000 chilometri quadrati. La scelta della Ruhr per il 2026 prosegue questa linea tematica, inserendosi in un contesto segnato dalla deindustrializzazione e dalla ricerca di nuovi modelli di sostenibilità, inclusione e prossimità. Dopo la tappa di Francoforte nel 2002, Manifesta torna quindi in Germania con l’intenzione di radicarsi nei territori dando voce ai residenti e trasformando le comunità in protagoniste.

Chiese dismesse come spazi civici

Tra i progetti centrali di Manifesta 16 figura “This is not a church”, una riflessione sul futuro delle architetture religiose abbandonate. Nella sola Germania si stima che circa la metà delle 40.000 chiese presenti potrebbe essere chiusa, venduta o demolita entro il prossimo decennio. Nella Ruhr, queste strutture diventeranno epicentri di cultura e socialità, grazie a interventi artistici e a nuove destinazioni d’uso. Il concetto di Pantoffelkirche – la “chiesa delle pantofole”, termine nato nel dopoguerra per indicare edifici religiosi accessibili e vicini alla vita quotidiana – sarà reinterpretato in chiave contemporanea.

Alla base di questa visione si trova la Urban Vision firmata dall’architetto catalano Josep Bohigas, già noto per il progetto dei superblocchi di Barcellona. Il suo contributo si fonda sulla cosiddetta “rivoluzione della prossimità”: un modello ispirato alla città dei 15 minuti, dove tutti i servizi essenziali devono essere raggiungibili a piedi. Un’idea che mette al centro giustizia sociale, spazio pubblico e sostenibilità ambientale. Il tutto in linea con le esperienze urbane promosse dal network internazionale C40 e da metropoli come Parigi o Bogotá. Attraverso questo approccio, la Biennale non si limita a esporre opere, ma interviene attivamente nei processi di trasformazione urbana proponendo un nuovo ruolo per l’arte come infrastruttura civica.

Consultazioni pubbliche e open call

Coerente con la propria natura nomade e partecipativa, Manifesta 16 avvierà nel 2025 una fase di co-creazione collettiva che coinvolgerà direttamente i cittadini della Ruhr. Da maggio, una serie di Citizen Consultations offrirà infatti ai residenti l’opportunità di contribuire alla definizione dei contenuti della Biennale. Avranno quindi la possibilità di suggerire idee, proposte e bisogni specifici delle comunità locali.

Accanto a queste iniziative, sono previste due Open Call. La prima, mirata a sostenere progetti con un forte impatto sociale, sarà aperta a organizzazioni locali che operano sul territorio. La seconda, invece, prevista per l’estate del 2025, coinvolgerà istituzioni culturali e attori creativi della regione per sviluppare ulteriori interventi artistici. L’obiettivo quello di è dare forma a una piattaforma plurale e radicata, che utilizzi l’arte come motore di cambiamento reale.

Durante l’estate 2025 saranno resi noti anche i curatori della manifestazione – i cosiddetti Creative Mediator/s – insieme al concept artistico e alle città della Ruhr che ospiteranno le attività. Il format rimane fluido e modulare, in grado di adattarsi ai diversi contesti locali e capace di intrecciare arte, urbanistica e partecipazione civica. Come ha dichiarato la direttrice Hedwig Fijen: “Questa non è una chiesa. Ma cosa può diventare?” – una domanda che Manifesta rilancia all’intera Europa.