La Tate Modern potrebbe presto aprire le porte a una svolta storica: associare un nome privato alla sua celebre Turbine Hall, uno degli spazi espositivi più iconici al mondo. L’idea è stata lanciata dal presidente del consiglio di amministrazione della Tate, Roland Rudd, in un’intervista al Telegraph. Secondo lui, i diritti di denominazione della Turbine Hall potrebbero valere almeno 50 milioni di sterline.
Non si tratta ancora di un progetto ufficiale, ma di una possibilità concreta all’interno della nuova strategia di finanziamento dell’istituzione: il Tate Future Fund, un fondo patrimoniale a lungo termine lanciato la settimana scorsa, con l’obiettivo ambizioso di raccogliere 150 milioni di sterline entro il 2030. Il modello si ispira a quello già adottato da numerosi musei americani, che utilizzano questi fondi per garantire stabilità economica e libertà curatoriale nel lungo periodo.

Interpellato sull’ipotesi della Turbine Hall, un portavoce della Tate ha ridimensionato l’entusiasmo, chiarendo che si tratta ancora di un’idea ipotetica e che nessuna cifra è stata ufficialmente fissata. Non è stato nemmeno confermato se la Turbine Hall rientri davvero tra gli spazi candidati a essere sponsorizzati con un naming.
Tuttavia, Rudd ha chiarito l’obiettivo, come riporta The Art Newspaper: “Il Future Fund serve a garantirci una collezione all’altezza dei migliori musei internazionali e a sostenere una squadra curatoriale d’eccellenza. Abbiamo già oltre 50 curatori e vogliamo crescere ancora.” Non si esclude che i futuri donatori possano anche scegliere di finanziare singoli curatori o posizioni direttive, come già accade in alcune istituzioni private.

La direttrice della Tate, Maria Balshaw, ha spiegato che il progetto è in gestazione da circa tre anni. L’idea di aprire a forme di finanziamento come i naming rights rappresenta un cambio di passo significativo per il museo, tradizionalmente finanziato da fondi pubblici, partnership aziendali e sponsorizzazioni più contenute.
In sostanza, la Tate sta valutando un approccio più commerciale alla raccolta fondi, simile a quello di musei americani, per garantirsi maggiore autonomia e solidità economica. Se l’idea andasse in porto, la Turbine Hall potrebbe presto diventare la Turbine Hall associata al nome di un mecenate — segnando un precedente rilevante nel rapporto tra arte pubblica e investimenti privati nel Regno Unito.


