Ospitalità e memoria architettonica al centro del debutto del Qatar alla Biennale Architettura 2025

Con il progetto “My Home is your Home”, il Qatar porta a Venezia una mostra che esplora il concetto di ospitalità architettonica attraverso progetti, archivi e visioni provenienti da diverse culture del mondo arabo e sud-asiatico

Una casa non è solo un luogo da abitare. A volte è un gesto, una soglia aperta sull’altro. In molte culture accogliere lo straniero, il vicino, il viandante è un dovere silenzioso e antico quanto il costruire. Beyti Beytak. My Home is your Home, la mostra con cui il Qatar debutta alla Biennale Architettura di Venezia, parte proprio da qui. Senza ostentazione, costruisce un racconto fatto di architetture che accolgono, proteggono e che mettono in relazione. Una riflessione ampia e stratificata, ospitata in uno dei luoghi più suggestivi della città di Venezia: Palazzo Franchetti.

Curata da Aurélien Lemonier e Sean Anderson in collaborazione con Qatar Museums, l’esposizione si sviluppa in una serie di sezioni tematiche – dai centri comunitari delle moschee, dalle abitazioni urbane, ai giardini pubblici – che illustrano la varietà degli spazi dell’ospitalità e il loro significato sociale e culturale. Il racconto si costruisce attraverso una selezione curata di oltre 30 architetti e studi attivi nella regione MENASA: da figure storiche come Hassan Fathy a protagonisti contemporanei come Abeer Seikaly e Marina Tassum.

Al centro vi è un’idea semplice quanto radicale: l’ospitalità come atto architettonico. Spazi come le majlis (la stanza per gli ospiti nella tradizione araba), i cortili condivisi, le moschee di quartiere, le cucine comuni diventano il centro di una riflessione che è al tempo stesso progettuale, culturale e politica. Il padiglione invita a pensare la casa non come proprietà, ma come apertura; non come chiusura identitaria ma come soglia abitabile dell’altro.

La varietà di materiali espositivi – modelli in scala, fotografie, materiali di archivio, disegni, documenti storici – restituisce un percorso narrativo denso ma accessibile, capace di alternare momenti di riflessione urbana e istanze poetiche sulla memoria dello spazio. La curatela è attenta, e sceglie di non cedere al linguaggio dell’installazione immersiva o tecnologica. L’esperienza è quasi museale, ma mai statica: ogni documento esposto è una porta aperta su un mondo più ampio. Le immagini, i suoni, i materiali d’archivio sono disposti in modo essenziale, con una leggerezza ben contrastata con il tono autoreferenziale di molte altre partecipazioni nazionali.

Uno dei nuclei più interessanti è il focus sulla città di Doha, che diventa paradigma del rapporto tra trasformazione urbana e conservazione dell’identità culturale. Spiccano modelli di porte antiche restaurate, testimoni di una tradizione costruttiva che il Qatar intente preservare.

L’idea di ospitalità come gesto spaziale trova eco anche nella seconda sede del padiglione, situato all’intero dei Giardini della Biennale, dove è esposto il Community Centre (2024) dell’architetta pakistana Yasmeen Lari (Dera Ghazi Khan, 1941) : una struttura in bambù, progettata dall’Heritage Foudation of Pakistan, che dimostra come costruzioni leggere, sostenibili e comunitarie possano rispondere con dignità a situazioni di emergenza.

My home is your home è un padiglione che non impone, ma invita. Invita a ripensare il ruolo dell’architettura come atto relazionale. Invita a spostare lo sguardo verso Sud, verso quello geografie marginalizzate nel dibattito contemporaneo. E invita, soprattutto, a riconoscere il valore politico dell’ospitalità in un’epoca segnata da frontiere chiuse e paure identitarie.

Fino al 23 novembre 2025
Palazzo Franchetti-Giardini Biennale – Venezia

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