Da Rotterdam a Londra, Aric Chen compie un balzo. Dopo quattro anni da direttore del Nieuwe Instituut di Rotterdam, dal 27 giugno 2025 assume la guida della Zaha Hadid Foundation, associazione artistica londinese. Ma chi è davvero questo curatore e scrittore dalla ibrida formazione, nato a Chicago da genitori taiwanesi e cresciuto tra architettura e antropologia? Un curatore antropologo, con la poetica della disciplina.
Chen ha iniziato studiando architettura e antropologia a Berkeley, per poi specializzarsi nella storia del design. Durante i suoi innumerevoli viaggi, da New York a Shanghai e da Hong Kong a Rotterdam, ha coltivato un approccio che mescola rigore analitico e sensibilità culturale, ponendo sempre al centro la sperimentazione.

La sfida londinese di Aric Chen
Alla Zaha Hadid Foundation, Chen raccoglie il testimone di Paul Greenhalgh . In questo nuovo ruolo, guiderà due sedi londinesi e un archivio di 15.000 pezzi (tra modelli, tavole, schizzi e libri) con l’obiettivo di ampliare l’eredità di Zaha Hadid, celebrandone il ruolo visionario e aprendo nuovi canali per il dialogo contemporaneo. Dagli archivi aprirà nuovi sguardi sull’opera di Hadid; dalla curatela, progetti che dialogano con spazio e tecnologia; dalla sua rete, collegamenti tra Europa, Asia, Nord e Sud America. Non sarà quindi solo custode, ma un motore di trasformazione.


Il suo manifesto curatoriale? Sperare che non esista fine all’esperimento. Let there be no end to experimentation: questa è la regola che guida il suo lavoro. Non è solo uno slogan, ma un invito a costruire ponti tra passato e futuro, tra discipline, culture e forme di vita. Allo ZHF, Chen cerca un nuovo linguaggio che risuoni con il mondo di Hadid, ma con una voce propria e contemporanea .
Quattro anni per riscrivere il Nieuwe Instituut
Come direttore generale e artistico, Chen ha guidato il museo nazionale olandese verso un nuovo status. ha introdotto il concetto pionieristico di “Zoöp“, un’organizzazione che considera anche la vita non umana nelle sue decisioni. Ha riaperto così spazi iconici, come il Digital Culture Lab sotterraneo e la galleria per bambini e ha guidato il programma internazionale dalla Milan Design Week alla Biennale di Dakar, fino all’Expo di Osaka. Durante il suo incarico, l’istituto ha registrato i record di visitatori più alti dalla sua nascita .
I giovani al centro

Chen non è solo un gestore è un catalizzatore di idee. Ha incoraggiato il dialogo tra disciplina e sperimentazione, accogliendo giovani talenti e dato voce a temi come sostenibilità, disuguaglianza e nuove forme di produzione. La cultura é secondo lui un percorso pratico, un campo sperimentale dove la teoria diventa azione. Si fa così motore della sua ideologia. Aric Chen porta quindi con sé la promessa di una Zaha Hadid Foundation che sperimenti, che coinvolga, che esplori. Con lui al timone, l’eredità della fondazione diventerà un racconto aperto in continua evoluzione, privo di qualunque paura nell’osare.


