A Palermo nasce la Fondazione RIV: arte contemporanea per una nuova coscienza civile

Con il suo debutto nella Chiesa di San Mamiliano con la mostra "Spazio Umano", la Fondazione RIV si presenta come nuovo polo culturale siciliano dedicato all’arte contemporanea

Dal 27 giugno 2025 al 10 gennaio 2026 la Chiesa di San Mamiliano, nel cuore del complesso monumentale di Santa Cita a Palermo, ospita Spazio Umano, la mostra che segna l’esordio ufficiale della Fondazione RIV, nuova realtà siciliana dedicata all’arte contemporanea, con un focus sull’arte sacra e sull’arte sociale.

L’esposizione presenta le opere di dodici artisti, tra cui Tony Cragg, Mimmo Paladino, Rabih Mroué, Urs Lüthi, Aziz Hazara e altri protagonisti della scena artistica internazionale e italiana. Diversi per generazione, linguaggio e provenienza, questi artisti condividono un’urgenza comune: difendere la dimensione umana in un’epoca in cui il post-umano, la tecnologia alienante e l’omologazione culturale sembrano prevalere. L’iniziativa, curata da un board curatoriale diffuso composto da Cesare Biasini Selvaggi, Gianluca Collica, Emmanuel Lambion, Patrizia Monterosso e Alberto Salvadori, nasce da un’idea di Collica e Monterosso. L’obiettivo è chiaro: costruire una rete sinergica tra istituzioni artistiche e sociali, radicate soprattutto in Sicilia, per rigenerare il tessuto culturale dell’isola attraverso l’arte.

Un laboratorio dell’anima

Le 45 opere in mostra non si limitano a offrire uno sguardo estetico: rappresentano un laboratorio di riflessione sulla fragilità, sull’identità, sulla coesistenza e sulla responsabilità dell’arte come spazio di guarigione e denuncia. Adalberto Abbate smaschera la violenza con l’ironia e il linguaggio della memoria, mentre Dala Nasser trasforma materiali di scarto e paesaggi feriti in narrazioni pittoriche dense di ecologia e politica. Rabih Mroué esplora il trauma e l’accoglienza senza rappresentarne direttamente la violenza, e Aziz Hazara affronta i lutti collettivi dell’Afghanistan come atti di resistenza poetica. Francesco Balsamo, invece, intreccia disegno e patchwork in una meditazione sulle migrazioni e i confini esistenziali.

Un ruolo centrale lo gioca Urs Lüthi, con l’opera Spazio Umano (2007), che dà il titolo alla mostra: una riflessione sulla precarietà dell’identità e la vulnerabilità del sé. Accanto a lui, le sculture di Tony Cragg e Hans Schabus traducono il corpo umano e la natura in forme fluide, testimoni di un’umanità in continua trasformazione.

La sede: arte tra rovina e rinascita

A ospitare la mostra è la Chiesa di San Mamiliano, antico edificio sacro palermitano gravemente danneggiato dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale e poi restaurato. Le sue vestigia — tra cui opere di Gagini e Serpotta — dialogano con le installazioni contemporanee in una fusione che eleva lo spazio a simbolo di memoria, riscatto e incontro. Come sottolinea Patrizia Monterosso, presidente della Fondazione RIV, «la Chiesa diventa approdo sicuro per la narrazione delle opere, offrendo uno spazio-tempo straordinario, in cui non è ammesso cinismo né indifferenza». Un luogo che restituisce dignità allo spirito e si propone come rifugio contro l’appiattimento della sensibilità.

Una rete per il contemporaneo

La mostra rappresenta la prima realizzazione concreta di un progetto culturale corale e territoriale, che vede coinvolte la Fondazione Brodbeck, la Fondazione OELLE Mediterraneo Antico e l’associazione Pulcherrima Res. Le tre realtà hanno unito le forze con la Fondazione RIV per promuovere l’arte come pratica civile e spirituale, capace di generare coesione sociale e pensiero critico. «Una rete di pensiero come quella che sta prendendo vita in Sicilia potrà attrarre artisti da tutto il mondo», afferma Ornella Laneri, presidente di OELLE. «Le fondazioni attive nel territorio stanno superando l’individualismo che ha spesso ostacolato la valorizzazione dell’arte contemporanea in Sicilia», aggiunge Gianluca Collica, direttore di Brodbeck.

Arte come responsabilità

Spazio Umano non è solo un evento espositivo, ma un atto politico e poetico. Un invito a considerare l’arte come strumento di ricomposizione dell’identità, come responsabilità verso il mondo ferito, come spazio di convivenza che accetta la complessità e si fa carico della sofferenza. Durante il periodo della mostra, è previsto un programma di incontri e approfondimenti con altri artisti e artisti ospiti, tra cui Silvia Giambrone, Maria Domenica Rapicavoli, Caroline Ricca Lee e Grace Schwindt, a testimoniare l’apertura della Fondazione RIV a un dialogo continuo e condiviso.

La visione della Fondazione RIV

Il nome stesso della Fondazione, RIV, racchiude un messaggio: Res, materia logora e contaminata dai contenuti superficiali; Invisibilia, ciò che resiste alle apparenze e apre lo sguardo all’altrove. La Fondazione si pone come spazio di pensiero collettivo e motore per una nuova “societas” culturale, aperta, etica e responsabile. Con Spazio Umano, Palermo non solo celebra il debutto di una nuova istituzione, ma riafferma il valore dell’arte come atto di fede nell’umano.