C’è anche Palazzo Esposizioni Roma nella serie di Zerocalcare

La nuova serie Netflix abbandona parte della leggerezza delle produzioni precedenti per confrontars le fragilità dell'età adulta. E in una scena compare anche il museo romano

Dopo Strappare lungo i bordi e Questo mondo non mi renderà cattivo, Zerocalcare torna su Netflix con Due spicci, una serie animata che segna una nuova tappa nel percorso creativo di Michele Rech. Le prime recensioni la descrivono come l’opera più intensa e consapevole dell’autore romano, un racconto che sceglie di confrontarsi apertamente con il peso dell’età adulta, mettendo da parte parte delle rassicurazioni offerte dall’ironia per esplorare territori più complessi e dolorosi. Al centro della vicenda ritroviamo Zero, Cinghiale, Secco e gli altri personaggi che negli anni hanno popolato l’universo narrativo di Zerocalcare. Questa volta, però, la periferia romana non è soltanto il luogo delle nevrosi quotidiane e delle riflessioni generazionali, ma diventa lo scenario in cui prendono forma questioni concrete e spesso difficili: precarietà economica, responsabilità affettive, violenza domestica e relazioni che si trasformano con il passare del tempo. La comicità continua a essere presente, ma non rappresenta più il centro gravitazionale della narrazione.

Secondo molti osservatori, Due spicci è soprattutto una riflessione sulla generazione dei quarantenni, sospesa tra il desiderio di restare fedele ai propri ideali e la necessità di confrontarsi con ciò che il tempo ha inevitabilmente modificato. Anche il tema dell’amicizia, da sempre fondamentale nell’opera di Zerocalcare, assume una dimensione diversa: non più soltanto rifugio e appartenenza, ma luogo attraversato da incomprensioni, distanze e cambiamenti inevitabili. Roma continua a occupare un ruolo centrale nel racconto. La città e le sue periferie si trasformano in una mappa sentimentale dove ogni strada, edificio o piazza custodisce frammenti di memoria individuale e collettiva. Tra gli scorci che compaiono nelle sequenze animate emerge anche Palazzo Esposizioni Roma, riconoscibile punto di riferimento culturale della capitale, inserito all’interno di una geografia urbana che contribuisce a radicare ulteriormente la serie nel tessuto della città.

Dal punto di vista visivo, Due spicci mostra un’ambizione superiore rispetto alle produzioni precedenti. L’animazione appare più ricca e articolata, capace di dare forma a ricordi, paure e stati d’animo che da sempre abitano la poetica dell’autore. La componente fantastica continua a intrecciarsi con il realismo sociale, ma lo fa attraverso toni più malinconici e meno consolatori. Se Strappare lungo i bordi raccontava l’ansia del diventare adulti e Questo mondo non mi renderà cattivo rifletteva sul rapporto tra individuo e società, Due spicci sembra interrogarsi su ciò che accade dopo: quando le possibilità iniziano a restringersi, le responsabilità diventano inevitabili e le ferite del passato smettono di essere soltanto materiale per battute e racconti. È in questa consapevolezza, tanto dolorosa quanto lucida, che molti critici hanno riconosciuto il punto più alto della maturità artistica raggiunta finora da Zerocalcare.