Vite, morti e miracolo al TAM di Matera: undici visioni oltre lo schermo

L’animazione indipendente italiana ed europea ospite della mostra collettiva a cura di CIANG al TAM di Matera

A volte, l’incontro con una realtà museale e con una mostra accende riflessioni che superano l’esperienza immediata della visita. Sarà un dubbio pratico, metodologico, di come poterle narrare; sarà la sensazione di non aver risolto tutto ciò che contengono; o l’impressione che l’interazione che il museo ha costruito sia complessa e profonda.  Questo accade quando si entra nel Tower Art Museum (TAM) di Matera: un museo nato nel 2022 che ha costruito (anche letteralmente) qualcosa di nuovo, che sente e esplicita una responsabilità culturale fatta di domande e filosofia do-it-yourself, anche data dalle circostanze non favorevoli.

Il museo, diviso in due sedi, prende il nome dalla torre del Capone, bastione della cerchia muraria del XIII secolo nel Sasso Caveoso, rimasta abbandonata per anni insieme agli spazi circostanti, fino al 2017, fino all’inizio dei lavori per il progetto museale. Gli aspetti e le difficoltà che esso ha dovuto affrontare possono essere sintetizzati da una grande scritta che accompagna il visitatore nell’entrata: “Questo è l’ingresso di un museo che ora esiste”, anche se il gioco grafico della cancellazione di alcune parole ne rende ancora più evidente il senso. L’inizio di tutto nasce dal progetto “Volevo solo aprire un museo”, documentato su YouTube, che racconta le idee, le coincidenze e tutte le fasi pratiche che il museo ha vissuto, fondato da materani che volevano “solo” interrogare e cambiare il concetto di museo.

Consapevoli della storia della città, il TAM nasce anche dall’urgenza di ribaltare Matera/MAT, “andando oltre la retorica della vergogna e di un passato che appartiene solo come habitus alle nuove generazioni”. Aprire uno spazio istituzionale, ma volontariamente non istituzionalizzato, voleva dire agire criticamente sulla struttura, sulla programmazione e sull’idea stessa di museo. Il TAM infatti non ha una collezione permanente e produce due mostre l’anno: l’intento è quello di strutturare una “collezione” attiva e viva, che si costruisca nel tempo con lasciti degli artisti e che si reinventi in una ricca di eventi, incontri, laboratori e presentazioni.

L’obiettivo è anche quello di modificare l’immagine di una città passiva e “ricevente”, in una invece in grado di generare e sostenere una programmazione culturale, anche esportabile. Ciò è sicuramente garantito dall’approfondito dialogo e collaborazione con gli artisti, che genera progetti innovativi e intriganti. Proprio la relazione con gli artisti è stata fondamentale per la realizzazione della mostra attualmente esposta, Vite, morti e miracolo: una collettiva artistica curata dal duo CIANG, che porta il mondo dell’animazione artistica contemporanea italiana ed europea a riflettere sul tema della morte ma che a un occhio più attento apre su ragionamenti relativi alla funzione, all’installazione e al lavoro creativo attivo. La mostra si sviluppa in quattro ambienti, le “sale” del museo, che però si moltiplicano a loro volta in undici micro spazi, uno per ogni artista e animazione.

Gli ambienti, costruiti dal museo e dai curatori in collaborazione con gli artisti, estendono l’impatto dell’animazione ben oltre lo schermo. Gli artisti, Matteo Dang, Adina Oana Enache, Francesca Colombara, Maria Zilli, Giacomo Calderoni, Nespy5euro, Nick Ohlo, Oscar Renni, Rullampo, Sara Priorelli, Valeria Weerasinghe, portano a Matera brevi storie, personali, biografiche, ironiche o commoventi, con stili d’animazioni differenti, estetiche riferite alla cultura pop, al disegno, al graphic novel e ai cartoni animati. La sfida della mostra, quella di presentare undici opere video, restituisce allo spettatore una fruizione non banale del medium, che da un punto di vista museologico porta con sé non poche problematicità. Gli ambienti, infatti, completano il video oltre la ricezione audiovisiva: tessuti, superfici morbide, oggetti della vita quotidiana, coinvolgono  lo spettatore in un’esperienza immersiva nuova e originale.

Parte di una mostra precedente, ma diventato elemento “in collezione”, il museo ospita anche l’Ipogeo Txakurreo, scoperto durante i lavori per l’apertura del museo e il cui restauro è stato affidato e curato dal trio CANEMORTO. Il ciclo di affreschi emersi paradossalmente non riporta solo culti e rituali pagani, ma una vera e propria riflessione sull’autorialità e l’autenticità, sull’importanza (e l’ingombrante eminenza) del passato sul presente. I colori accesi dell’Ipogeo e della mostra, accesi, a volte acidati, altamente in contrasto con il Sasso Caveoso, straniano lo spettatore, passeggiatore passivo delle città d’arte che non pensa di poter essere più colpito da niente. Il TAM stupisce e affascina invece, la mostra fa sorridere, commuovere e concede uno spazio a domande e pensieri poco quotidiani. Visitabile fino al 2 novembre 2025, Vite, morti e miracolo è un progetto completo e intelligente, che aggiunge una nuova pagina alle riflessioni attivate dal TAM, il museo-che-ora-esiste e che merita di esistere.

Vite, morti e miracolo
Fino al 2 novembre 2025
TAM -Tower Art Museum, Matera
info: museotam.com